Libri da tradurre: G.E.M. de Ste. Croix, The Class Struggle in the Ancient Greek World

Il marxismo italiano in passato non ha certamente trascurato lo studio delle società antiche, tuttavia i libri sull’argomento si possono contare sulle dita di una mano, e per di più si tratta di volumi non più reperibili, se non nelle biblioteche o, con un po’ di fortuna, nel mercato dell’usato, il che vale sia per quanto riguarda testi di studiosi italiani, sia per quanto concerne le traduzioni di testi di autori stranieri.

Due libri possono qui essere utilmente ricordati, Marxismo e società antiche e Analisi marxista e società antiche [1], pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro, nel 1977 e nel 1978. Sono entrambi raccolte di saggi di diversi studiosi, nel primo, curato da Mario Vegetti, prevalentemente stranieri e non tutti di orientamento marxista, come Moses I. Finley; nel secondo, frutto del lavoro di un gruppo di studio di antichistica, costituitosi nel 1974 presso l’Istituto Gramsci, i saggi contenuti sono tutti opera di autori italiani, in diversa misura vicini al pensiero di Marx.

The class struggleIn particolare, il primo volume citato contiene l’unica traduzione italiana [2], per lo meno a conoscenza di chi scrive, di un testo dell’autore del libro cui è dedicato questo breve post: lo storico britannico Geoffrey Ernest Maurice de Ste. Croix (1910-2000).  Il libro in questione, The Class Struggle in the Ancient Greek World [3], è il secondo pubblicato da de Ste. Croix, nel 1981, quindi  superati i settant’anni, dopo The Origins of Peloponnesian War [4] apparso nel 1972, anch’esso mai tradotto in Italiano.

La pubblicazione in tarda eta dei due saggi non stupisce se si considera la singolare biografia di de Ste. Croix [5], nato a Macao dalla figlia di un pastore protestante irlandese, missionario in Cina, e da un ufficiale della dogana cinese, passata sotto controllo britannico a seguito della rivolta dei Boxer, venne cresciuto dalla madre, dopo la morte del padre nel 1914, la quale gli impartì un’educazione rigorosamente religiosa, senza troppo successo visto che nella maturità lo storico si definiva ateo. La carriera di de Ste. Croix nel campo dell’antichistica inizia a trent’anni passati – dopo aver esercitato per circa un decennio l’avvocatura – sotto la guida di uno dei più importanti storici dell’antichità classica del XX secolo: A.H.M. Jones. La sua maturazione politica, col definitivo approdo al marxismo, risale agli anni Trenta, in contemporanea con l’ascesa del fascismo e del nazismo, come attivista del Partito laburista, dal quale in seguito si allontanerà; arruolato nella RAF, de Ste. Croix, sotto le armi, viene a diretto contatto con le marcate differenze di classe che segnano la società inglese, e dunque anche l’esercito. In questo periodo, trascorso in gran parte nel vicino oriente, cresce in lui l’interesse per il mondo antico  e l’aspirazione a dedicarvisi professionalmente nel dopoguerra. Aspirazione coronata prima con l’insegnamento alla London School of Economics, nei primi anni Cinquanta, e infine a Oxford dove resterà per il resto della sua carriera.

The Class Struggle in the Ancient Greek World [6] è suddiviso in due parti, più un’appendice; laddove la seconda è dedicata alla ricostruzione, per la quale l’autore fa ricorso a una enorme e variegatissima gamma di fonti, di un arco di oltre mille anni di storia, dalla Grecia arcaica alla dissoluzione dell’Impero romano, nella prima, di carattere più generale e teorico, de Ste. Croix espone la propria interpretazione del pensiero di Marx riguardo ai temi della lotta di classe e dello sfruttamento:

Ciò che intendo dire è che il tratto distintivo maggiormente significativo di ogni formazione sociale, di ogni ‘modo di produzione’, non consiste tanto in come la gran parte del lavoro di produzione è fatto, quanto nel come le classi possidenti dominanti, detenenti il controllo delle condizioni di produzione, si assicurano l’estrazione di quel surplus che rende possibile la loro agiatezza. È questa la prospettiva di Marx alla quale mi rifaccio. [7]

Interpretazione di Marx dalla quale deriva quella del mondo greco-romano come economia schiavistica:

Ora, in conseguenza di ciò siamo del tutto giustificati nell’affermare che il mondo greco-romano era basato su “un’economia schiavistica”, ossia caratterizzato  dal lavoro non libero (Direkte Zwangsarbeit, ‘lavoro forzato diretto’ secondo l’espressione di Marx), e in cui la schiavitù effettiva (‘la schiavitù-merce’) giocava un ruolo centrale. La nostra argomentazione sarà che questa era la principale modalità attraverso la quale le classi possidenti dominanti del mondo antico estraevano il loro surplus, quale che fosse la quota della produzione totale dovuta al lavoro non libero. [8]

In altre parole, nonostante de Ste. Croix  riconosca che solo un esigua minoranza della popolazione libera dell’antica Grecia sfruttava il lavoro non libero, e che dunque la stragrande maggioranza dei greci liberi erano contadini che contavano quasi esclusivamente sul proprio lavoro e quello delle famiglie, ciò che importa nella definizione di una società, e quindi anche di quelle greca e romana antiche, è la forma attraverso la quale viene estratto il surplus dai produttori diretti da parte delle classi dominanti. [9]

Circa il tema della lotta di classe, lo storico britannico difende l’utilità dell’estensione di tale concetto anche a quelle situazioni storiche in cui esso non trova un’espressione politica  esplicita, e non si manifesta una coscienza di classe organizzata, sia da parte degli sfruttati che degli sfruttatori:

Ora, può darsi che molti oggi ritengano assai più sensato restringere l’adozione della nozione marxiana di lotta di classe (come lo stesso Marx ha fatto in alcuni casi) a quelle circostanze nelle quali è possibile dimostrare l’esistenza di un’esplicita lotta sul piano politico (il che non può avvenire per quanto riguarda padroni e schiavi nell’antichità classica). Al momento sono molto lontano dal condividere un simile punto di vista. Per quanto mi riguarda, l’essenza dei rapporti di classe, in una società di classe fondata sull’esistenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, è lo sfruttamento economico che costituisce la vera raison d’être dell’intero sistema di classe; […] Se adottassimo la prospettiva che contrasto, saremmo obbligati a intendere l’espressione ‘lotta di classe’ nel senso, estremamente limitato, di ‘effettiva e esplicita lotta di classe sul piano politico, implicante una reale coscienza di classe da entrambe le parti’. [10]

Infine, non meno importante, sempre nella prima parte del saggio, de Ste. Croix argomenta la sua tesi secondo la quale in molte società le donne vanno considerate come una classe economica distinta, sfruttata in ragione della posizione di inferiorità, dal punto di vista sia legale che economico, nella quale sono costrette. [11]

Note

1. Marxismo e società antiche, Feltrinelli, 1977, a cura di Mario Vegetti; Analisi marxista e società antiche, Editori Riuniti, 1978, a cura di Luigi Capogrossi, Andrea Giardina, Aldo Schiavone.

2. G.E.M. de Ste. Croix, Karl Marx e la storia dell’antichità classica, in Marxismo e società antiche, p. 289.

3. G.E.M. de Ste. Croix, The Class Struggle in the Ancient Greek World, Duckworth, 1981.

4. G.E.M. de Ste. Croix, The Origins of the Peloponnesian War, 1972.

5. Il profilo biografico di de Ste. Croix dal quale sono tratte queste informazioni si può trovare al link seguente http://www.britac.ac.uk/pubs/proc/files/111p447.pdf

6. Un breve ma dettagliato saggio sull’opera di de Ste. Croix si può leggere in Perry Anderson, Al fuoco dell’impegno, Il Saggiatore, 1995, p. 19.

7. The Class Struggle in the Ancient Greek World, p. 52.

8. Ibid., p. 52.

9. Ibid., pp. 52-53; sull’importanza, non solo quantitativa ma qualitativa, del lavoro degli schiavi nell’economia dell’antica Grecia, e sulla tesi di de Ste. Croix in merito, una critica approfondita si può trovare in Ellen Meiksins Wood, Contadini, cittadini e schiavi, Il Saggiatore, 1998.

10. The Class Struggle in the Ancient Greek World, p. 65

11. Ibid., p. 100.

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