L’emergere della critica di Marx all’agricoltura moderna

Le intuizioni sull’ecologia nei quaderni di estratti

di Kohei Saito

Introduzione

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Karl Marx nel 1861

Durante la preparazione in vista della sua critica dell’economia politica, Marx ha compilato un’enorme quantità di quaderni di appunti e estratti. Spesso accompagnati da commenti, consistono in larga parte di citazioni dirette tratte da numerosi libri, riviste e giornali che avevano attratto la sua attenzione. Sebbene a lungo trascurati dagli studiosi marxisti e mai pubblicati in alcuna lingua (1), tali quaderni, al pari dei manoscritti e delle lettere, costituiscono una preziosa e originale fonte per la comprensione del processo alla base del pensiero di Marx. Di fatto, con l’inizio della loro pubblicazione nella quarta sezione della nuova Marx-Engels Gesamtausgabe (MEGA2), l’importanza di questi quaderni sta divenendo sempre più evidente (2). I taccuini di Marx sono la testimonianza di uno sforzo incessante finalizzato a cogliere la totalità del capitalismo e, considerata l’incompiutezza del Capitale, forniscono indicazioni di grande utilità sulla direzione che avrebbe potuto prendere il progetto marxiano di critica dell’economia politica.

Nel tentativo di comprendere lo sviluppo della teoria di Marx, questo saggio analizza i suoi estratti dai volumi di due chimici agrari, Justus von Liebeg e James F.W. johnston, così da far luce sul significativo mutamento nell’approccio di Marx riguardo alla pratica della moderna agricoltura, il quale lo ha condotto, negli ultimi anni della sua vita, a intensificare lo studio delle scienze naturali (3). Marx lesse accuratamente i lavori dei due chimici, prima negli anni Cinquanta, agli esordi delle ricerche sull’economia politica, e successivamente negli anni Sessanta, mentre era impegnato nella preparazione dei manoscritti del Capitale (4). A un esame approfondito dei suoi estratti, ci si rende conto di come egli abbia raggiunto una comprensione critica e ecologica della moderna agricoltura, una comprensione, che alla metà degli anni Sessanta, si spinge ben oltre il paradigma ricardiano della rendita differenziale. Nonostante l’iniziale ottimismo di Marx circa gli effetti della moderna agricoltura basata sull’applicazione delle scienze naturali e della tecnologia, in seguito egli non ha mancato di sottolinearne le conseguenze negative, in regime capitalistico, derivanti proprio da tale applicazione, illustrando come essa conduca, inevitabilmente, a delle forti disarmonie nel “ricambio organico” (Stoffwechsel) transtorico tra gli esseri umani e la natura.

Gli estratti di Marx dal libro di Liebeg sulla chimica agraria

In un passo del Capitale intitolato “Grande industria e agricoltura”, Marx come noto scrive:

Con la preponderanza sempre crescente della popolazione urbana che la produzione capitalistica accumula in grandi centri, essa accumula da un lato la forza motrice storica della società, dall’altro turba il ricambio organico [Stoffwechsel] fra uomo e terra, ossia il ritorno alla terra degli elementi costitutivi della terra consumati dall’uomo sotto forma di mezzi alimentari e di vestiario, turba dunque l’eterna condizione naturale di una durevole fertilità del suolo. (5)

Evidenziando le nefaste conseguenze dell’agricoltura capitalista, basata sulla divisione fra città e campagna foriera di un rapido esaurimento del suolo nell’interesse della massimizzazione dei profitti, Marx ammonisce che lo sviluppo delle forze produttive e della tecnologia, nel contesto dei rapporti capitalistici di produzione, non prepara automaticamente le condizioni  dell’emancipazione umana; al contrario, esso causa una profonda alienazione degli esseri umani rispetto al loro ambiente nella forma di una “frattura metabolica” – una rottura ecologica della loro interrelazione con la natura (6).

Il rinnovato e crescente interesse circa l’aspetto ecologico della teoria economica di Marx – grazie alle stimolanti e convincenti interpretazioni fornite da John Bellamy Foster in  Marx’s Ecology (2000) e Paul Burkett in Marx and Nature (1999) – ha convogliato l’attenzione verso il concetto marxiano di “ricambio organico”, o metabolismo, (Stoffwechsel) e sull’uso del termine da parte di Liebeg (7). Nel primo volume del Capitale, Marx fa riferimento, in una nota al passaggio già citato, alla settima edizione del libro di Liebeg Chemie in ihrer Anwendung auf Agricultur und Physiologie (1862) (d’ora in poi abbreviato come Chimica agraria), in particolare alla sua “introduzione”. Egli elogia Liebeg per i suoi “meriti immortali” nel rilevare il “lato negativo dell’agricoltura moderna” dal punto di vista delle scienze naturali, aggiungendo che i suoi “scorci di storia dell’agricoltura”, sebbene non privi di difetti, “sono in qualche punto illuminanti” (8). Nella prima edizione tedesca, arriva a sostenere che l’analisi fornita da Liebeg riguardo le condizioni dell’agricoltura produttiva è “di gran lunga più importante di quella di tutti gli economisti messi insieme” (9).

Dunque, a quanto parrebbe, la critica di Marx della frattura metabolica insita nel capitalismo ha un debito particolare col celebre chimico tedesco. Tuttavia, osservando la lista dei libri dai quali Marx estratto dei passaggi contenuta nella quarta sezione della MEGA2, ci si rende conto che egli aveva letto la Chimica agraria di Liebeg già nel 1851. Nonostante ciò, una chiara ricezione del lavoro di Liebeg non emerge sino alla redazione del primo manoscritto del terzo volume del Capitale. In altre parole, Marx non elabora una critica della rottura ecologica sotto il capitalismo nel momento in cui legge per la prima volta il libro di Liebeg. Non solo, esaminando i quaderni di estratti, solitamente noti come Quaderni londinesi (Londoner Hefte), del 1849-1853, si può notare come Marx prenda appunti, all’insegna delle idee ottimistiche di Liebeg, riguardo la possibilità di superare la diminuzione della produttività agricola attraverso una gestione scientifica del suolo fondata su un uso sistematico dei fertilizzanti sintetici.

È senza alcun dubbio vero che lo stesso Liebeg è divenuto più critico rispetto all’agricoltura capitalistica col passare del tempo,  e che quindi la sua critica della “cultura della rapina” nella settima edizione della Chimica agraria (1862), specialmente nell’introduzione, potrebbe aver contribuito allo sviluppo della critica marxiana della frattura metabolica più decisivamente della quarta edizione (1842), studiata da Marx con entusiasmo nel 1851 (10). Questo non per affermare che Marx non abbia letto niente di critico circa l’agricoltura capitalista prima del 1860. Al contrario, egli viene a contatto in tale periodo con libri e articoli critici, ma abbastanza sorprendentemente, all’epoca quasi non presta loro attenzione. Inoltre, nonostante faccia continuo riferimento ai propri quaderni d’appunti in diversi manoscritti economici e nel Capitale stesso, Marx non ricorre mai ai suoi estratti da Liebeg dei Quaderni londinesi. Il che conduce all’ipotesi che Marx in seguito sia giunto a ritenere i suoi appunti sulla chimica agraria, annotati nei Quaderni londinesi, insoddisfacenti ai fini dell’indagine critica del capitalismo, poiché contenenti un punto di vista esclusivamente positivo del suo moderno sviluppo.

A dispetto delle apparenze, negli ultimi quindici anni, o giù di lì, di pionieristici studi sul pensiero ecologico di Marx, tali studi non sono stati in grado di fare luce a sufficienza intorno al processo evolutivo  all’interno del quale è emersa la critica sua critica dell’agricoltura moderna, nel pluridecennale tentativo di portare a termine Il capitale (11). I suoi quaderni di appunti sull’agricoltura sono dunque indispensabili, in quanto ci consentono di vedere con precisione come egli abbia cambiato la propria attitudine sull’agricoltura moderna, nel corso del processo di elaborazione della concezione materialista dell’interazione metabolica tra l’uomo e la natura, interazione mediata dal lavoro (12).

I Quaderni londinesi di Marx e la critica della “legge dei rendimenti decrescenti”

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David Ricardo

Dopo il suo esilio a Londra nel 1849, Marx, nonostante gravi difficoltà finanziarie, si recava ogni giorno al British Museum riempiendo ben ventiquattro quaderni, i quali, tra l’altro, comprendono una notevole porzione degli estratti sulla chimica agraria. Come evidenziato da Michel Perelman, l’obiettivo primario prefissatosi da Marx con lo studio delle scienze naturali, in quel periodo, consisteva nel respingere le diffuse assunzioni della “legge dei rendimenti decrescenti” (13). Ricardo, come è noto, ha elaborato tale legge allo scopo di fondare adeguatamente la sua teoria della rendita differenziale. Egli sostiene che, dal momento in cui la disponibilità delle terre migliori è fortemente  limitata, diviene necessario un maggiore investimento di capitale in terreni meno produttivi a causa della pressione alimentare esercitata da una popolazione crescente. Ne consegue che il nuovo capitale investito richiede una maggior quota di lavoro per produrre un determinato quantitativo di prodotti agricoli. Considerato che il valore di scambio di ogni merce è regolato dalla produzione “sotto le circostanze più sfavorevoli”, Ricardo insiste che il prezzo della produzione agricola aumenta necessariamente con la coltivazione di suoli meno fruttuosi, consentendo ai capitalisti che operano in condizioni migliori di produzione di ottenere il surplus del profitto sotto forma di rendita fondiaria (14).

Sebbene Marx accolga il meccanismo alla base della ricardiana rendita differenziale, egli critica ripetutamente, e precocemente, l’infondata confidenza di Ricardo nella legge dei rendimenti decrescenti. Nel 1845, egli ha già trascritto nei suoi estratti dal libro di James Anderson A Calm Investigation of the Circumstances that have led to the Present Scarcity of Grain in Britain(1801) circa la possibilità di far progredire la naturale fertilità dei suoli in misura considerevole: “la produttività può essere fatta aumentare di anno in anno, per una successione di tempo alla quale non può essere assegnato alcun limite, almeno fino a quando può essere fatto per raggiungere un certo grado di produttività, del quale, forse, al momento non possiamo concepire l’idea” (15). In seguito, nel 1851, quando Marx legge un altro volume di Anderson, An Inquiry into the Causes that have hitherto retarded the Advancement of Agriculture in Europa (1779), egli cita un passo simile: esiste “un’infinità varietà di terreni”, in quanto essi “possono essere fortemente alterati rispetto al loro stato originale dalla cultura cui sono stati in precedenza soggetti, dai concimi” (16). L’intenzione di Marx appare chiara, poiché in seguito, nei Manoscritti del 1861-63, cita queste frasi nell’ambito del tentativo di scardinare i presupposti della teoria della rendita differenziale (17). In contrasto coll’ipotesi di Ricardo, Marx continua a tenere in gran conto Anderson, il quale promuoveva gli effetti positivi del ricorso al drenaggio e ai concimi, al fine di incrementare la produttività dei suoli in misura tale da ottenere cibo sufficiente a sostenere l’aumento della popolazione, mantenendo uguale il prezzo dei raccolti, se non addirittura facendolo cadere.

Dopo aver letto nuovamente Anderson nel 1851, Marx avverte la necessità di rivolgersi a lavori scientifici più recenti di chimici agrari, così da ottenere una dettagliata conoscenza riguardo le modalità per avanzare la produttività agricola, specialmente la relazione tra l’uso dei fertilizzanti sintetici e la fertilità del terreno. Nei Manoscritti londinesi le fonti principali con le quali realizzare tale proposito sono due: Liebeg e Johnston.

Sembrerebbe che Marx si sia imbattuto per la prima volta nelle Notes on North America di Johnston tramite due articoli comparsi in The Economist (18). Due articoli che ben sintetizzano il libro di Johnston , i quali è probabile abbiano motivato Marx a studiare i suoi lavori più teorici sulla chimica agraria e sulla geologia. Uno degli articoli esordisce menzionando il fatto che nonostante le costanti e crescenti comunicazioni tra l’Inghilterra e il Nord America, non vi sia sufficiente informazione circa le capacità agricole del nuovo mondo. Conseguentemente, prosegue l’articolo, fra i lettori inglesi persiste il mito di un notevole miglioramento dei suoli vergini, e la terra in nord America sarebbe inesauribile. Al fine di confutare simili credenze erronee, l’autore di The Economist giudica Notes on North America (1851) di Johnston assai positivamente, infatti “la conoscenza della scienza da parte dell’autore, e il suo rapporto pratico con l’agricoltura, gli consentono una visione estremamente chiara e accurata”. Secondo l’articolo “una delle conclusioni di maggior rilevanza” è quella secondo la quale “il potenziale di esportazione di grano del Nord America non solo è stato grandemente sopravalutato, ma in realtà sta, e non lentamente, diminuendo” se non addirittura “logorandosi” (19). Tuttavia, continua l’articolo, non è nell’interesse degli agricoltori il mantenimento della fertilità dei terreni attraverso un buona gestione – questo perché risulta più conveniente venderli e stabilirsi in nuove terre, spostandosi ancora più a ovest, una volta che la terra diviene meno redditizia dal punto di vista agricolo. In tal modo, come sostiene l’articolo successivo, la diminuzione dei raccolti non dovrebbe affatto sorprendere, dato che “apprendiamo come in molti distretti le terre sono state coltivate a grano per cinquant’anni senza nessun concime, a parte una tonnellata di gesso per anno applicata all’intera azienda” (20). Riassumendo succintamente il volume di Johnston coll’obiettivo di respingere le diffuse illusioni sull’agricoltura americana, i due articoli concludono affermando come essa, in realtà, sia bloccata “a uno stadio molto primitivo”, priva di un investimento adeguato nonché di un’appropriata gestione, da cui il rapido esaurimento del suolo (21)

Dei due articoli letti in The Economist, Marx cita solo una frase riguardo all’esaurimento delle terre nel Nord America: “gli stati atlantici dell’Unione e la parte ovest di New York, un tempo così prolifici di grano, sono ormai quasi esauriti, e l’Ohio sta attraversando il medesimo processo” (22). Tuttavia, si tratta di un passo avaro di spiegazioni, poiché non esplica né le ragioni né la gravità del deperimento. In contrasto, Marx è molto più accurato nel riportare dettagli circa la difficoltà dell’introduzione della pratica del drenaggio nel nord America, difficoltà dovuta al basso costo di terre abbondanti, e sul perché un attività agricola su larga scala vi sia considerata  “non redditizia” e “non popolare” (23). Qui Marx parrebbe più attento alle descrizioni sulla mancanza di seri tentativi per migliorare il suolo, tramite mezzi meccanici e chimici, causata della scarsità di conoscenze e capitale degli agricoltori. Stralci dai quali si ricava l’impressione di un Marx meno interessato allo stato di esaurimento dei suoli del Nord America che ai resoconti di Johnston riguardo lo  stadio primitivo e pre-capitalista della sua agricoltura, il che implica la possibilità del futuro avanzamento della produttività delle sue terre nel contesto dello sviluppo della società americana sotto il capitalismo.

Altri estratti dello stesso periodo rafforzano tale impressione. Nel Quaderno londinese VIII, Marx studia On the Nature and Property of Soils (1838) di John Morton, considerato uno dei primi studi sulla relazione tra la composizione geologica e la produttività delle terre. A causa della scarsa conoscenza della chimica, Morton non afferra correttamente il ruolo dei materiali inorganici, i quali, egli pensa, aumentano la produttività del suolo semplicemente modificandone “la grana”, incrementando la capacità delle piante nell’assorbire umidità, aria, calore e materiali organici (24). Dal momento che trascura la funzione dei minerali e enfatizza  l’essenziale funzione delle piante decomposte, egli insiste ottimisticamente: “A un accurato esame” si scopre che “la produzione di vegetali non potrà mai esaurire un terreno”. Morton sostiene che “la qualità del suolo è infinitamente varia, e si accresce in valore in base al grado di coltura cui è sottoposto”, o ancora, il suolo “è suscettibile di un continuo incremento a ogni fresca applicazione di capitale giudiziosamente impiegato”. A dispetto del tono apparentemente ottimistico di Morton, si può notare come a suo dire “il potere della natura di creare una produzione vegetale non diminuisce mai” solo perché “il decadimento di una coltura diviene il nutrimento della prossima” (25). Sebbene le intuizioni di Morton siano contenute dalle conoscenze teoriche e pratiche del suo tempo, simili limitazioni gli consentono di presupporre il ciclo del nutrimento fra le vecchie e le nuove piante come una possibile condizione di un’agricoltura sostenibile.

In questo contesto, gli estratti marxiani contenuti nel Quaderno londinese X tratti dal libro di Henry C. Carey The Past, the Present, and the Future (1848) meritano di essere esaminati. Questo volume, come Notes on North America di Johnston, pone in discussione molto esplicitamente le tesi di Morton, sottolineando come tale modalità di riciclo del nutrimento sia in pericolo, nel nord America, a causa della gestione tendente all’esaurimento del suolo che visi pratica: “la tendenza dell’intero sistema degli Stati Uniti consiste nel prendere dalle grande macchina [ossia dai suoli] tutto ciò che produrranno, senza ridare niente in dietro” (26). Ecco alcuni esempi concreti sull’esaurimento del suolo forniti dallo stesso Carey:

L’agricoltore di New York coltiva il grano, il quale esaurisce la terra. Vende questo grano, e sia il grano che la paglia vanno persi. La resa media per acro, originariamente venti bushel, crolla di un terzo.

Il kentuckiano esaurisce la propria terra con la canapa, e dopo spreca il concime sulla strada, trasportandolo al mercato.

In Virginia l’esaurimento è dovuto al tabacco, e gli uomini abbandonano le proprie case per cercare nuove terre nell’ovest, terre che verranno anch’esse esaurite. In tal modo lavoro e concime vanno sprecati, mentre la grande macchina si deteriora, poiché gli uomini non possono trarre da essa le vaste forniture di cibo che le vengono richieste. (27)

Secondo Carey, lo sparso insediamento del vasto continente rende estremamente complicato restituire ai suoli ciò che le piante hanno sottratto loro. Laddove consumatori e produttori vivono l’uno vicino all’altro, sarebbe possibile “ripagarli [i suoli] restituendo loro tutti i residui” (28). Tuttavia, come rimproverato da Carey, nell’attuale stato di dispersione della popolazione, niente può essere fatto al di fuori dell’invio di prodotti agricoli verso mercati lontani, il che comporta la completa perdita del potenziale concime. Egli sostiene con entusiasmo la necessità dell’edificazione di una comunità fondata sulla concentrazione di produttori e consumatori, priva della particolare opposizione tra città e campagna.

Nonostante queste esplicite osservazioni di Carey, simili a quelle di The Economist, circa l’esaurimento dei suoli in Nord America, Marx non sembrerebbe aver prestato particolare attenzione a esse. In effetti, egli non cita nessuna delle frasi riportate, a dispetto del fatto che copi vari passaggi precedenti e successivi. I suoi estratti si concentrano primariamente sulla descrizione, fornita da Carey, del come lo stato primitivo dell’agricoltura in nord America possa progredire coll’aumento della popolazione. Ad esempio, Marx riporta un passaggio nel quale Carey  sostiene, contro l’economista classico J. R. McCulloch, che in quanto ricardiano insiste sugli insormontabili “limiti” naturali dello sviluppo agricolo, dovuti alla scarsità delle terre migliori: “L’uomo ha sempre corso da un terreno peggiore a uno migliore, ritornando poi sui propri passi verso quello più povero; e così via, in continua successione… e a ogni passo di tale percorso egli costruisce una macchina sempre migliore” (29). Così da enfatizzare il concetto, Marx riprende sempre da Carey che, contrariamente alla legge dei rendimenti decrescenti, l’incremento della popolazione e lo sviluppo agricolo si rafforzano mutualmente: “Ovunque, col crescente potere dell’unione, vediamo esercitarsi un maggiore potere sulla terra. Ovunque, nel momento in cui nuovi suoli vengono utilizzati, e posti in condizione di fornire maggiori rendimenti, troviamo un più rapido incremento della popolazione, producendo un ulteriore tendenza alla combinazione degli sforzi” (30).

Consultando numerosi volumi sull’agricoltura, Marx trova una serie di indicazioni su come il miglioramento della produttività agricola richieda una gestione consapevole della terra, il potenziale del quale è un portato dell’avanzamento delle scienze naturali e della tecnologia per la prima volta nella storia. Tuttavia, egli non segue le critiche di Johnston e  Carey in termini della reale situazione di una pratica agricola, la quale rapidamente esaurisce le terre in assenza di un’appropriata gestione basata sul riciclo dei materiali organici e inorganici. Viceversa, essendo Marx interessato a una critica della legge dei rendimenti decrescenti, egli ha cercato di respingere l’infondata supposizione ricardiana attraverso la raccolta di evidenze scientifiche riguardanti la possibilità di aumentare la fertilità dei suoli in conformità col progresso della società moderna (31). Di conseguenza, Marx sembra spesso attribuire, frettolosamente e ottimisticamente, il problema dell’esaurimento allo stato primitivo dell’agricoltura nei paesi pre-capitalisti, sottolineando l’importanza strategica di migliorare la loro produttività agricola nel capitalismo per il bene di una rivoluzione socialista a venire: “Ma più mi faccio coinvolgere in questa roba, più mi convinco che la riforma agraria, e dunque la questione della proprietà su di essa basata, rappresenta l’alfa e l’omega della prossima rivoluzione. Senza tutto ciò, risulterà nel giusto il reverendo Malthus” (32).

L’ottimismo di Liebeg nella quarta edizione della Chimica agraria

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Justus von Liebeg

Questa tendenza prosegue nei successivi Quaderni londinesi XII-XIV, ossia, negli accurati estratti di Marx da Liebeg e Johnston. Liebeg è uno dei più celebri chimici tedeschi del XIX secolo, spesso considerato “il padre della chimica organica”. Nel suo Chimica agraria (1842), Liebeg tenta di applicare la propria conoscenza della chimica alla prassi agricola. Egli promuove i meriti della chimica per il bene dell’agricoltura poiché essa può determinare i componenti del suolo e delle piante, il loro funzionamento, e come essi possono essere consumati e reintegrati in maniera efficiente. Un’inadeguata comprensione della chimica e della fisiologia delle piante, viceversa, conduce alla cosiddetta, e fallace, “teoria dell’humus” sostenuta da Johann Heinrich von Thünen, il quale, erroneamente, assume il diretto contributo dei residui decomposti delle piante come fonte di nutrimento delle piante stesse, assorbiti, come sostanze organiche, attraverso le radici. Liebeg dimostra persuasivamente, basandosi sui propri esperimenti chimici, come l’humus solo indirettamente contribuisca alla crescita della pianta, fornendo carbonio e azoto nel corso del suo processo di decomposizione. Liebeg ne trae la conclusione che l’importanza dell’humus è quindi limitata o addirittura non esistente (in una precedente edizione della Chimica agricola si è spinto sino ad affermare che l’humus “non apporta un sia pur minimo nutrimento alle piante”), perché le piante solo molto tardi possono assorbire, sufficientemente, il carbonio dal gas carbonico nell’atmosfera tramite la fotosintesi, e ricevere l’azoto sotto forma di ammonio dal suolo (33). (Non molto più tardi è stato scoperto che alcune piante – i legumi, in associazione con alcuni batteri viventi nelle loro radici – sono capaci di trarre l’azoto dall’atmosfera).

La cosiddetta “teoria minerale” di Liebeg, in opposizione all’enfasi posta sui materiali organici dalla teoria dell’humus, accentua il ruolo essenziale dei materiali inorganici  nel suolo al fine di un’ampia crescita delle piante. Tuttavia, secondo Liebeg, essi posson esaurirsi a causa della coltivazione, poiché né l’atmosfera né l’acqua piovana possono fornirne a sufficienza. La perdita di materiali inorganici può venir limitata in misura minima in modo da conservare al suolo l’originale fecondità nel lungo termine. In proposito, Liebeg suggerisce una serie di metodi, quali il maggese, la rotazione delle colture e il drenaggio. Ciò nonostante, è spesso necessario aggiungere direttamente una certa quantità di minerali indispensabili al suolo, così da scongiurarne l’esaurimento o incrementarne la produttività: “La fertilità di un suolo non può mantenersi integra senza il rimpiazzo di tutte quelle sostanze delle quali è stato deprivato. Ora, ciò può essere fatto coi concimi” (34). Questo avviene, per esempio, attraverso l’aggiunta di più escrementi e ossa, sia animali che umani, al suolo.

Tuttavia, contrariamente alle convinzioni vitalistiche dell’epoca, Liebeg analizza la reazione puramente chimica dei concimi sul suolo giungendo alla conclusione che “per quanto riguarda gli escrementi animali, altre sostanze contenenti i loro costituenti essenziali vi possono essere sostituite” (35). Marx cita un passaggio chiave nel quale Liebeg spera di rimpiazzare gli escrementi e le ossa animali con fertilizzanti chimici prodotti nelle fabbriche: “se un tale ripristino possa essere effettuato per mezo di escrementi, ceneri, oppure ossa, è in larga misura indifferente. Verrà il giorno nel quale i campi saranno concimati con una soluzione vetrosa (silicato di potassio), con le ceneri della paglia bruciata, e con sali di acido fosforico, preparati in fabbriche chimiche” (36).

Come il passaggio riportato da Marx mostra chiaramente, Liebeg è ottimista circa il futuro sviluppo delle scienze naturali, il quale consente la produzione di una larga quantità di concimi chimici nelle fabbriche. Una simile possibilità suggerita da un famoso chimico deve essere apparsa a Marx come un potente contro-argomento alla legge dei rendimenti decrescenti.

Senza dubbio Liebeg riconosce che non essendo i materiali inorganici infiniti, l’agricoltura può esaurire i suoli. Alcuni passi della Chimica agraria in realtà ammettono lo stato di deperimento dei suoli in Europa e negli Stati Uniti, ma appaiono ancora assai deboli poiché Liebeg menziona il fatto solo strategicamente, in modo da enfatizzare il ruolo dei minerali contro la teoria dell’humus (37). Dopo tutto, per Liebeg  lo stato di esaurimento dei suoli possa essere curato tramite i concimi. È chiaro che Marx studia approfonditamente il chimico tedesco non perché sia interessato allo stato i deterioramento dei terreni dovuto all’agricoltura, bensì perché cercava di comprendere la funzione dei materiali organici e inorganici nella crescita delle piante, nonché vari metodi finalizzati all’incremento delle colture, compresi i fertilizzanti chimici.

Al fine di capire più chiaramente le intenzioni di Marx nello studiare Liebeg, gli estratti dal libro di Johnston contenuti nei successivi Quaderni londinesi sono estremamente utili. Nella sua lettera a Engels del 13 ottobre 1851, Marx si riferisce al Johnston  delle  Notes on North America (1851), caratterizzandolo come il “Liebeg inglese” (38). Prima di scrivere la lettera Marx ha anche letto, sempre di Johnston, Lectures on Agricultural Chemistry and Geology (1847) e Catechism of Agricultural Chemistry and Geology (1849), oltre a aver studiato accuratamente tali volumi nei Quaderni londinesi XIII e XIV (39). Dal momento che Marx identifica Johnston con Liebeg, gli estratti tratti dal primo ci aiutano, simultaneamente, a discernere in modo più chiaro come egli leggeva Liebeg e quali aspetti della chimica agraria tentava di apprendere dal chimico tedesco.

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James F.W. Johnston

Il chimico e geologo scozzese Johnston, come Liebeg figura di spicco nel campo della chimica agraria dl XIX secolo, ha contribuito alla pratica agricola attraverso l’applicazione delle conoscenze chimiche e geologiche acquisite nel corso dei numerosi viaggi in Europa e Nord America. Analogamente a Liebeg, Johnston riconosce come i materiali organici da soli non siano sufficienti  per un’ampia crescita delle piante, e che i materiali inorganici debbano essere costantemente restituiti al suolo dopo esser stati assorbiti dalle piante (40). Altrimenti, presto o tardi, esso si esaurirà. È certamente preferibile coltivare le terre in migliori condizioni naturali, motivo per il quale Johnston propone un’indagine e una “mappa” geologiche al fine di evidenziare i terreni più fecondi (41). Egli è anche fermamente convinto, in contrasto con Ricardo, che “il carattere naturale e la composizione” siano soggetti a miglioramenti di natura meccanica e chimica: “l’agricoltore può modificare il carattere della terra stessa. Può alterarne le qualità fisiche e la composizione chimica e dunque adattarla alla crescita di altri tipi di piante rispetto a quelli naturali – o se preferisce, gli stessi tipi ma con maggior abbondanza e rigoglio” (42).

Sebbene Johnston sia al corrente del pericolo di esaurimento delle terre naturali in assenza di un’appropriata gestione, il seguente passaggio dal suo Catechism riflette lo stesso ottimismo circa l’uso dei concimi chimici osservato nella Chimica agraria di Liebeg: se “l’agricoltore mette nel terreno le appropriate sostanze, nell’appropriata quantità, e a tempo debito, potrebbe conservare la fertilità della terra, probabilmente per sempre. Per rendere migliore la sua terra egli deve mettervi più di quanto prende” (43). Al fine di ottenere “profitti” costanti, Johnston sostiene l’avanzamento della produttività tramite il cambiamento della composizione chimica della terra, attraverso mezzi sia meccanici che chimici. A tal scopo, suggerisce perfino l’importazione dall’estero di “guano” e “ossa”, ricchi di sostanze minerali, perché adatti al trasporto su lunghe distanze (44), anche se questa, come avremo modo di vedere, è esattamente la visione posta in discussione da Marx, negli anni Sessanta del XX secolo, sotto l’influenza di Liebeg.

Ora si comprende meglio perché Marx chiama Johnston il “Liebeg inglese”. Sia Liebeg che Johnston apprezzano il ruolo essenziale dei minerali nella crescita delle piante, ma ancor più importante, condividono lo stesso ottimismo riguardo il miglioramento della produttività, e in misura considerevole, attraverso le scienze naturali e la tecnologia. Nel contesto della critica rivolta alla ricardiana legge dei rendimenti decrescenti, le affermazioni fatte da Liebeg e Johnston forniscono a Marx un fondamento scientifico circa le possibilità della moderna produzione agricola basata sulle nuove scoperte delle scienze naturali. Contrariamente a Ricardo, il quale suppone uno stretto limite naturale all’incremento della produttività di ciascun suolo (45), Marx giunge a credere nel futuro grande avanzamento dell’agricoltura.

Ovviamente, ciò non significa che la fertilità del suolo può essere moltiplicata all’infinito, come se non vi fosse alcun limite naturale alla produzione agricola. E tuttavia, nella misura in cui Marx, influenzato da Liebeg e Johnston, presuppone che lo stato di esaurimento del suolo potrebbe essere curato utilizzando fertilizzanti sintetici, guano e ossa, risulta difficile trovare un’analisi concreta del rapporto tra cultura dell’esaurimento e limiti naturali del suolo, il che rende il tono generale dei quaderni d’appunti di Marx del 1851 troppo ottimistico. Criticando la astorica comprensione di Ricardo del carattere naturale del suolo, Marx enfatizza eccessivamente la socialità della produttività agricola, come se i limiti naturali posti all’agricoltura non esistessero realmente. Nel far questo, il suo quadro teorico assume tacitamente la contrapposizione binaria tra naturalità e socialità, senza considerare adeguatamente l’intreccio dinamico fra la logica interna del mondo naturale e materiale e i suoi mutamenti sociali e storici sotto il capitalismo.

Nonostante ciò, Marx diviene molto più consapevole del suddetto intreccio negli anni Sessanta del XIX secolo, tale è stato il contributo del concetto di “metabolismo” di Liebeg all’approfondimento da parte sua della frattura metabolica nell’agricoltura moderna. Quando Marx inizia a teorizzare il limite naturale della produttività agricola, non ritiene si manifesti come una conseguenza naturale della legge dei rendimenti decrescenti. Al contrario, Marx sostiene che le contraddizioni dell’agricoltura capitalista emergono precisamente perché il “libero” potere della natura è assoggettato a mutamenti storici nel quadro della logica della valorizzazione, con la conseguente interruzione del ciclo metabolico naturale nell’ambito della “cultura di rapina” del capitalismo.

La Chimica agraria di Liebeg nel 1862 e la sua critica della “economia di rapina”

In procinto di concludere il manoscritto sulla rendita fondiaria del Capitale, Marx, in una lettera a Engels, enfatizza l’importanza del contributo scientifico di Liebeg e Schönbein, e prosegue: “Ho concluso la mia indagine teorica della rendita fondiaria due anni fa. E molto è stato raggiunto, interamente in quel periodo, a piena conferma della mia teoria” (46). Nel suo familiarizzarsi con le nuove conquiste della chimica agraria, lo sviluppo della critica marxiana dell’economia politica gli consente di integrare la chimica agraria di Liebeg come base per l’analisi  della “forma capitalista” dell’agricoltura (47). La preoccupazione principale di Marx non è più semplicemente la legge dei rendimenti decrescenti, da lui respinta attraverso lo studio della chimica agraria nel 1851. Tuttavia, come visto in precedenza, Marx non ha prestato sufficiente attenzione alla realtà concreta, in termini di come la stessa storicità e socialità della fertilità del suolo possano causare diverse contraddizioni nella produzione agricola in determinate condizioni sociali.

Nel preparare il manoscritto sulla rendita agraria, Marx ritorna sul problema seriamente, trattando con maggiore cautela la forma capitalista dell’agricoltura – ossia, come la logica del capitale modifica o anche distorce la relazione tra l’uomo e la natura mediato dal lavoro. Il processo di lavoro in generale, ovvero inteso come realtà transtorica comune a tutte le forme di produzione, viene definito da Marx come ricambio organico tra uomo e natura – la primaria mediazione tra gli esseri umani e le condizioni naturali della loro esistenza. L’umanità ha bisogno di lavorare e trasformare la natura al fine di riprodurre le caratteristiche umano-sociali della specie. Tuttavia, il processo lavorativo, osservato dal punto di vista di ogni realtà concreta, e non semplicemente transtoricamente, assume sempre una forma storica determinata (Formbestimmung), associata a un particolare insieme di rapporti di produzione. Ciò riflette le svariate modalità attraverso le quali gli uomini realizzano il ricambio organico col loro ambiente.

Il capitale di Marx rivela come la forma capitalistica del lavoro, vale a dire “il lavoro salariato”, trasforma e riorganizza radicalmente la dimensione materiale del lavoro in accordo con la logica della valorizzazione. Emerge il domino del lavoro astratto come unica fonte del valore, il quale astrae violentemente il lavoro da altri aspetti essenziali e concreti, trasformando gli esseri umani in mere personificazioni delle cose reificate tramite la sussunzione formale e reale al capitale. Il processo di adattamento dell’attività umana alla logica del capitale causa numerose disarmonie nella vita dei lavoratori, quali l’eccesso di lavoro, disturbi mentali, il lavoro minorile, come descritti da Marx nei capitoli “La giornata lavorativa” e “Macchine e grande industria”. Tale dominio del capitale va ben oltre la riorganizzazione del lavoro in fabbrica nel momento in cui la sfera della mercificazione si estende sussumendo l’agricoltura. Conseguentemente, come esposto nella sezione “grande industria e agricoltura”, esso produce svariate discordanze nel mondo materiale disturbando il naturale ricambio organico fra uomo e natura. Non è dunque una coincidenza se i quaderni di appunti di Marx  sulla chimica agraria riflettono anche uno spostamento del suo interesse, poiché la studia nuovamente allo scopo di affrontare una simile trasformazione distruttiva del mondo materiale in regime capitalista.

La settima edizione della Chimica agraria dev’essere risultata assai penetrante per gli scopi di Marx, poiché Liebeg vi modifica a tal punto i propri argomenti al punto da far pensare a Marx “conferma interamente la mia teoria”. Liebeg rafforza la sua critica della “cultura di rapina (Raubbau)” nella società moderna, la quale prende le sostanze minerali dal suolo senza alcuna restituzione per il bene del massimo profitto. Nella nuova “introduzione”, Liebeg ammonisce: “Ogni terra” diverrà inevitabilmente “più povera non solo esportando in continuazione i suoi raccolti, ma anche sprecando inutilmente i prodotti del metabolismo (Stoffwechsel) accumulati nelle grandi città” (48). La crescita della popolazione nelle città, risultato dell’industrializzazione, incrementa la domanda di prodotti agricoli dalla campagna; ma le sostanze minerali contenute in essi non ritornano al suolo originario. Gli agricoltori inoltre cercano di vendere il più possibile al fine di ottenere maggiori profitti, finendo per vendere anche le ossa e la paglia, i quali dovrebbero venir impiegati per mantenere la fertilità delle loro terre. Marx trova così una nuova espressione scientifica per il moderno problema della divisione fra città e campagna, da lui e Engels già suggerita nell’Ideologia tedesca.

Liebeg aggiunge ancora: “è chiaro a chiunque che il lavoro gradualmente ma costantemente rende il suolo povero e infine lo esaurisce. C0m’è noto niente ritorna al campo in tal modo, ma sempre si prende [tutto] in colture” (49). Marx nei suoi quaderni segue accuratamente la spiegazione offerta da Liebeg riguardo al modo in cui la prassi dell’agricoltura inevitabilmente distrugge il naturale ciclo metabolico. Perseguendo semplicemente il massimo raccolto senza considerare la riproduzione della fertilità corrente nel futuro, la cultura della rapina sfrutta la libera potenza del mondo naturale come mezzo per sperperare a favore dell’accumulazione del capitale.

Come la settima edizione del volume di Liebeg avverte ripetutamente sul costante pericolo di esaurimento, è interessante in tale contesto soffermarsi sulle differenze di tono  tra le due edizioni. In un passaggio citato nei Quaderni londinesi, Liebeg scrive: “I suoli formati da basalto, grovacca e porfido, sono i migliori per foraggio, a causa della gran quantità di potassio che da essi contenuta. Il potassio estratto dalle piante viene ripristinato durante l’irrigazione annuale. La quantità di potassio contenuta nel suolo stesso è inesauribile se comprata a quella necessaria alle piante” (50).

Nella settima edizione Liebeg modifica la frase: “I suoli formati da basalto, fonolite, ardesia, grovacca e prfido, sono i migliori per foraggio sotto le stesse condizioni dovute alla loro decomposizione, a causa della gran quantità di alcali.La quantità di alcali contenuti nel suolo stesso è molto alta se comparata con quella necessaria alle piante, sebbene non inesauribile” (51).

La settima edizione suggerisce che anche le terre più favorevoli non sono in alcun modo esenti dall’esaurimento. Inoltre, nella quarta edizione, Liebeg sostiene, dopo il passo sopracitato, che l’esaurimento dei terreni coltivati a foraggio è causato semplicemente alla mancanza di potassio, e come sia possibile recuperare la precedente produttività con l’aggiunta di “cenere”: “Ma se il foraggio viene cosparso periodicamente di ceneri… il foraggio inseguito cresce lussureggiante come prima” (52). Da ciò si potrebbe ricavare l’impressione fuorviante che la cenere possa sanare facilmente l’esaurimento del suolo, così Liebeg elimina questa frase nella settima edizione. Egli sembrerebbe ammettere i limiti dell’efficacia dei concimi nel prevenire la perdita di minerali.

Peraltro, gli estratti fatti da Marx dal libro di Johnston Notes on North America nel 1865 presentano lo stesso tono di quelli tratti da Liebeg. Come visto in precedenza, Marx non presta particolare attenzione all’esaurimento delle terre nel nord America quando legge i due articoli di The Economist il volume di Carey nel 1851. Epure, Marx in seguito ha citato una frase della Chimica agraria di Liebeg che afferma: “tale è il corso naturale della cultura di rapina, la quale in nessun altro luogo è stata perseguita in scala più vasta che in Nord America”, ha letto le Notes di Johnston al fine di studiare lo stato reale dell’agricoltura in nord America, nonostante la sua generale prevenzione rispetto ai resoconti di viaggio (53).

Questa volta, Marx si concentra chiaramente su quei passaggi di johnston che descrivono la diminuzione della produttività dei suoli dovuta alla cultura di rapina, alla quale Marx si riferisce parlando di “Sistema di esaurimento in Nord America “: “Di fatto, il sistema comune nel Nord America consistente nel vendere tutto ciò che può essere portato al mercato [fieno, mais, patate ecc.]; senza porsi il problema di restituire qualcosa al terreno” (54). Johnston prosegue: “Non vi è, d’altronde,  alcuna motivazione per gli agricoltori americani in cerca di meri profitti a condurre un’agricoltura più ragionevole, con una buona gestione dei loro suoli, poiché le cattive  e imprevidenti abitudini di coltivazione… così introdotte… è più economico e redditizio coltivare nuove terre anziché rinnovare quelle vecchie” (55). Conseguentemente, gli agricoltori non hanno alcun interesse nel preservare e incrementare la fertilità delle proprie terre per i loro figli: “Il proprietario ha già fisso in mente un prezzo al quale egli… spera di vendere, credendo che, con lo stesso denaro, potrà meglio provvedere per se stesso e la sua famiglia spostandosi ancora più a ovest” (56).

Fin quando l’agricoltura, sotto il “monopolio della proprietà privata”, è gestita sulla base del calcolo del profitto, la cultura di rapina prevale nella società perché lo sfruttamento e la dissipazione delle terre è più redditizia nel breve termine. Di fronte a tale contraddizione della forma capitalista dell’agricoltura, Johnston, il “chimico agricolo ultra-conservatore (!)” come lo definisce Marx, tenta ripetutamente di giustificarla come male necessario, sebbene solo temporaneo: “l’emigrazione di questa classe di agricoltori, votati alla conquista di terre selvagge e all’esaurimento di nuovi suoli, è una sorta di necessità nel progresso rurale di un nuovo paese. E un qualcosa di cui gioire piuttosto che rammaricarsene” (57). Curiosamente, concentrandosi sulle descrizioni dello stato di esaurimento prodotto dall’agricoltura sotto un simile sistema, Marx interrompe i suoi estratti proprio prima del passaggio citato poco sopra, ignorando anche i passi nei quali il chimico agrario conservatore sottolinea, invano, le future possibilità di introduzione di un sistema agricolo più razionale attraverso l’educazione e lo sviluppo della tecnologia sotto il capitalismo.

Contro l’economia di rapina, Marx nel Capitale si appella sia alla preservazione che al miglioramento sostenibile della terra per le future generazioni:

Dal punto di vista di una più elevata formazione economica della società, la proprietà privata del globo terrestre da parte di singoli individui apparirà così assurda come la proprietà privata di un uomo da parte di un altro uomo. Anche un’intera società, una nazione, e anche tutte le società di una stessa epoca prese complessivamente non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come boni patres familias, alle generazioni successive. (58)

Ovviamente, Marx riconosce ancora l’importanza della “coltivazione razionale”, un’idea che trae da Liebeg e Johnston negli anni Cinquanta del XIX secolo, e sostiene come l’unico merito dell’impiegare i suoli consiste nella possibilità di investire costantemente il capitale senza perdere quello investito precedentemente (59). Tuttavia, Marx questa volta rende inequivocabilmente chiaro quanto non sia tanto lo stato primitivo dell’agricoltura in Nord America, quanto precisamente i rapporti capitalistici di produzione a impedire una simile forma razionale di agricoltura, forzando gli agricoltori americani a abbandonare le terre, andare più a ovest una volta che non riescano più a produrre sufficienti profitti. Il capitale attualmente costituisce un sistema basato sull’economia di rapina il quale eleva a “arte”  lo sfruttamento gratuito delle forze produttive della natura, come scrive Liebeg “la volgare rapina si evolve in arte della rapina” (60). L’esaurimento delle terre in Nord America ha origine esattamente nello sviluppo del capitalismo – e non semplicemente nell’arretratezza economica della sua agricoltura, come indicato dagli articoli del The Economist d’accordo con Johnston. Marx afferma chiaramente nel Capitale: “ogni progresso nell’accrescimento della sua fertilità per un dato periodo di tempo, costituisce insieme un progresso della rovina delle fonti durevoli di questa fertilità. Quanto più un paese,per es. gli Stati Uniti dell’America del Nord, parte dalla grande industria come sfondo del proprio sviluppo, tanto più rapido è questo processo di distruzione” (61).

Un importante aspetto della fertilità del suolo non è ancora stato riconosciuto dagli scienziati, e di conseguenza, neanche da Marx. Le piante generalmente non usano direttamente le sostanze nutritive facenti parte della matteria organica. Esse vengono prima ridotte in elementi inorganici che le piante possono utilizzare direttamente durante il processo di decomposizione da parte di organismi del suolo. Ciononostante, si è ormai compreso che la matteria organica del suolo ha un ruolo critico nel costruire e mantenere un suolo sano e produttivo. Un fattore, dunque, influenzante positivamente la totalità delle proprietà del suolo – chimiche, biologiche e fisiche. Se risponde a verità che la materia organica (o humus) non viene assunto direttamente dalle piante, il suo esaurimento nei suoli è una delle cause del decremento della produttività. Aggiungere esclusivamente nutrienti inorganici chimici per ricostituire quelli rimossi con le colture, può lasciare i suoli in una condizione di povertà biologica e fisica causa di numerosi problemi, compresa l’erosione accelerata, l’aridità dei suoli (i quali non riescono a immagazzinare acqua sufficiente), bassa capacità nutrizionale, più malattie e problemi dovuti agli insetti, e così via.  Nella “moderna” agricoltura industriale tutto ciò viene corretto con un maggiore afflusso di capitale nella forma di pesticidi, fertilizzanti, attrezzature più potenti e irrigazione più frequente (62)

L’imperialismo del guano e la crisi ecologica globale

GuanoAd1866Newspaper_blogMentre la sua prospettiva critica sull’agricoltura moderna si evolve, la settima edizione della Chimica agraria Liebeg contesta a fondo gli esistenti tentativi della pratica agricola di conservare o incrementare la fertilità del suolo, inclusa la dipendenza dall’importazione di guano e ossa. Nella quarta edizione tale dipendenza non preoccupa Liebeg più di tanto; come Johnston, egli semplicemente dichiara che una minima quantità di guano potrebbe enormemente migliorare una terra povera costituita solo di sabbia e argilla (63). Tuttavia, nel momento in cui le risorse di guano divengono scarse, Liebeg aggiunge alcuni passaggi alla settima edizione, ammonendo circa l’importazione di guano da paesi esteri, poiché una simile forma di agricoltura esaurirebbe velocemente le terre e annienterebbe il guano nel Sud America (64). I tentativi di recupero della fertilità della terra in Inghilterra e Nord America tramite il guano tutt’al più rinviano l’inevitabile esaurimento a un futuro assai vicino. Per di più, l’importazione di guano dal Sud America è basata su un sistema di oppressione e distruzione. Non solo crea disuguaglianze economiche e politiche, attraverso il brutale assoggettamento e sfruttamento degli abitanti delle colonie, ma causa anche l’esaurimento delle risorse naturali e la devastazione degli ecosistemi, correttamente caratterizzata da Brett Clarck e Foster come “frattura metabolica globale” dovuta “all’imperialismo ecologico” (65).

Nel contesto dell’animata competizione del cosiddetto “imperialismo del guano”, Inghilterra e Nord America si sforzano di importare un’enorme quantità di guano così da prevenire la perdita di fertilità dei loro stessi suoli, peggiorando in tal modo la situazione dal punto di vista ecologico, poiché la rottura del ciclo metabolico ora emerge a un livello globale. Dopo aver importato grandi quantità di guano dal Sud America, il Nord America ha esportato grano in Inghilterra. I minerali contenuti nel guano e assorbiti dalle colture in Nord America, non sono ritornati né alle terre americane né a quelle inglesi. Semplicemente hanno finito per riversarsi nel Tamigi come acque reflue, degradando gravemente le condizioni di vita a Londra (66). Importando guano e grano senza alcuna restituzione al luogo di provenienza, il capitalismo inglese è riuscito a malapena a sostenere l’esistente sistema di produzione basato su rapina e spreco. Come il capitalismo si sviluppa e le sue reti di scambio delle merci divengono più globali, a causa della comparsa di mezzi di trasporto più efficienti, la scarsità delle risorse naturali, e l’esaurimento della terra e del guano, prevalgono i modo più devastante che mai.

Marx riconosce la tendenza capitalistica alla tapina anti-ecologica dei paesi periferici attraverso la sua analisi dell’importazione inglese, di fatto, del suolo irlandese, deprivandolo delle sue sostanze nutritive (67). Il suo uso di Liebeg negli anni Sessanta del XIX secolo si rivela, in tal modo, più sofisticato nel criticare la teoria della rendita di Ricardo rispetto ai Quaderni londinesi. Marx non si limita a problematizzare la non-scientifica e infondata assunzione del Ricardo della legge dei rendimenti decrescenti, bensì anche la sua soluzione all’ostacolo imposto all’accumulazione del capitale causato dalla scarsità delle risorse naturali.

In accordo con la legge dei rendimenti decrescenti, Ricardo sostiene che l’aumento della popolazione impone la coltivazione delle terre meno fertili. La quale richiede maggior lavoro per produrre la stessa quantità di raccolto e provoca il generale aumento dei prezzi del grano che non manca mai di alzare la rendita fondiaria e il salario del lavoro. In corrispondenza dell’incremento, il tasso di profitto cade. Al fine di eliminare tale impedimento all’accumulazione del capitale, Ricardo notoriamente supporta l’abolizione delle Corn Law (leggi che imponevano dazi sull’importazione di derrate agricole, n.d.t.) e insiste sull’importazione di colture meno care da altri paesi, concentrandosi sullo sviluppo industriale dell’Inghilterra invece di coltivare terreni meno fertili sotto la pressione di una crescente popolazione a produrre più cibo. Qui Ricardo considera solo un costante ritiro dalle terre meno produttive senza tener seriamente conto del loro esaurimento, Poiché in realtà crede nei “poteri originari e indistruttibili del suolo” (68). Anche se la terra migliore in Inghilterra è limitata, nel mondo ci sarebbero abbastanza terre fertili per garantire l’accumulazione capitalistica inglese.

Riferendosi a Liebeg, Marx ora avverte, in contrasto con Ricardo, che il mercato internazionale delle colture non significa altro se non la sconsiderata rapina globale della vitalità del suolo: nel capitalismo “la grande proprietà fondiaria riduce la popolazione agricola ad un minimo continuamente decrescente e le contrappone una popolazione industriale continuamente crescente e concentrata nelle grandi città; essa genera cosìle condizioni che provocano una incolmabile frattura nel nesso del ricambio organico sociale prescritto dalle leggi naturali della vita, in seguito alla quale la forza della terra viene sperperata e questo sperpero viene esportato mediante il commercio molto al di là dei confini del proprio paese (Liebeg)” (69). Contrariamente alla supposizione di Ricardo, l’importazione di raccolti dal Nord America o dall’Europa dell’est non risolverebbe in alcun modo la crisi fondamentale della produzione agricola capitalistica, perché l’importazione dei raccolti allargherebbe soltanto la frattura metabolica, nel capitalismo, a livello globale. Nella misura in cui il desiderio infinito di accumulazione capitalistica ostacola gli esseri umani dal costruire qualsiasi interrelazione razionale e sostenibile con l’ambiente, il capitalismo non è in grado di superare la frattura metabolica derivante dai limiti naturali inerenti la logica del mondo naturale. Al contrario, in ultima analisi, costituisce un ostacolo insormontabile al regime dell’accumulazione del capitale.

Contrariamente a Ricardo, Marx dunque vuole l’abolizione dei rapporti capitalistici di produzione, di modo che il problema dei limiti naturali possa esser gestito senza aggravare le già gravi incrinature ecologiche: “La morale della favola… è che il sistema capitalistico ostacola una agricoltura razionale, ovvero che quest’ultima è incompatibile col sistema capitalistico”, e essa richiede “il controllo dei produttori associati” (70). Una gestione più razionale del “ricambio organico” da parte dei “produttori associati” include il restituire consapevolmente al suolo ciò che le piante ne hanno tratto.

È certo che Marx riconosce quanto il moderno sviluppo delle scienze naturali e della tecnologia preparino le condizioni materiali necessarie di una coltivazione razionale, inventando migliori fertilizzanti chimici o un più efficace sistema di drenaggio. Eppure la nuova conoscenza apportata dalle scienze naturali non è neutrale per l’ambiente, dato che la sua applicazione capitalistica non tiene conto primariamente della sostenibilità ecologica, ma è finalizzata alla massimizzazione dei profitti, conducendo a un’irrazionale arte di coltivare il suolo dominata dallo spreco. In tal modo, compromette le necessarie basi ambientali per la riproduzione umana stessa – vale a dire l’esistenza “della terra come eterna proprietà comune, come condizione inalienabile di esistenza e di riproduzione della catena delle generazioni umane” (71). Questa profonda crisi, carica di estraniamento dalla natura, non può fare ameno di porre in discussione la legittimità del sistema capitalistico stesso nel lungo termine. Marx, dunque, prevede che la limitazione della sussunzione del mondo materiale sotto il capitale crea un ambito di resistenza alla logica della valorizzazione. La disarmonia forza l’emergere di “un enorme [nuova] coscienza” con la quale gli esseri umani, in maniera più soggettiva e consapevole, possono affrontare il loro ricambio organico con la natura (72).

Conclusione

Per riassumere, se nonostante il ricorso intensivo ai fertilizzanti sintetici, l’agricoltura industriale sotto il capitalismo porta solo all’esaurimento della terra sul lungo termine, un progetto socialista ha bisogno di effettuare un cambiamento radicale. Il che significa gestire i suoli in maniera più olistica, attuando meglio le rotazioni e altre pratiche di gestione per quanto possibile data la logica dei mercati capitalistici. tali pratiche dovrebbero mirare a preservare e sviluppare la materia organica del suolo e le sue caratteristiche biologiche, chimiche e fisiche. Contrariamente alla comune critica al “prometeismo” di Marx,  questi non ha mai sopravalutato il moderno sviluppo della tecnologia (73). Invece, analizzando le modalità attraverso le quali la logica del capitale modifica il ricambio organico transtorico tra l’uomo  la natura, Marx evidenzia in modo convincente la necessità di interagire consapevolmente con la natura, così da consentire  uno sviluppo sostenibile dell’umanità  della natura, e certifica l’irrazionalità e le contraddizioni dello sviluppo delle forze produttive nel modo di produzione capitalista.

Allo scopo di teorizzare una forma maggiormente razionale di coltivazione, le moderne scienze naturali, incluse la chimica agraria e la geologia di Liebeg e Johnston, giocano un ruolo cruciale per Marx poiché individuano le condizioni necessarie alla riproduzione dello stato originario del suolo. Dopo aver pubblicato il primo volume del Capitale, Marx si impegna in uno studio ancora più intensivo delle scienze naturali. Nel corso di questo processo, Marx ha tentato un approccio critico al degrado ecologico in atto nel capitalismo da un punto di vista scientifico più ampio. Tuttavia, malgrado il suo sforzo incessante, Marx non è mai stato in grado di integrare pienamente questa analisi storica dell’agricoltura e della civilizzazione nella sua critica dell’economia politica. Ciò nonostante, quanto più i tardi quaderni di appunti di Marx divengono disponibili grazie alla MEGA2, tanto più una loro accurata analisi consentirà di spiegare le modalità attraverso le quali il progetto socialista marxiano prevedeva di ristabilire l’unità assoluta del ricambio organico tra gli esseri umani e la natura.

  1. Cf. Kevin Anderson, Marx at the Margins (Chicago: The University of Chicago Press, 2010), 247–52.
  2. Oltre al lavoro di Anderson, si veda anche Kolja Lindner, “Marx’s Eurocentrism: Postcolonial Studies and Marx Scholarship,”Radical Philosophy161 (May/June 2010): 27–41. Attraverso un’accurata analisi dei quaderni di appunti di Marx Anderson e Lindner dimostrano in modo persuasivo come la visione di Marx della modernità subisca un cambiamento significativo negli anni Sessanta del XIX secolo, in quanto egli modifica il proprio punto di vista “lineare” dello sviluppo storico. Questo articolo mira a rafforzare l’interpretazione fornita da Anderson e Lindner tramite l’esame della ricezione da parte di Marx della chimica agraria.
  3. Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA2) (Berlino: Dietz Verlag, Akademie Verlag, 1975). una parte degli ultimi estratti di Marx relativi alle scienze naturali sono reperibili nella MEGA2 IV/26 e 31.
  4. L’importanza di Johnston e  Liebeg per Marx può essere colta dal fatto che abbia letto una seconda volta sia Über Theorie und Praxis in der Landwirthschaft (Braunschweig: Verlag von Friedrich Vieweg und Sohn, 1856) nel 1863 (che sarà pubblicato come MEGA2 IV/17) sia Elements of Agricultural Chemistry and Geology, 4° ed. (Londra: William Blackwood and Sons, 1856) nel 1878 (MEGA2 IV/26) di Johnston. Per ragioni di spazio non è possibile trattare gli estratti da Liebeg fatti da Marx nel 1863, il che mostrerebbe ancor più chiaramente con quale attenzione egli seguisse i mutamenti teorici nella chimica agraria di Liebeg.
  5. Karl Marx, Il capitale, vol.1 (Torino, Einaudi, 1975), 617.
  6. John Bellamy Foster, Marx’s Ecology(New York: Monthly Review Press, 2000), ix.
  7. Foster,Marx’s Ecology, e Paul Burkett, Marx and Nature: A Red and Green Perspective (Chicago: Haymarket Books, 2014; edizione originale 1999), capitolo 9.
  8. Marx, Il capitale, vol.1, 618.
  9. MEGA2 II/5, 410. Marx modifica in seguito quest’espressione nelle successive edizioni del Capitale.
  10. Justus von Liebig, Die Chemie in ihrer Anwendung auf Agricultur und Physiologie, 7° ed. (Braunschweig: Verlag von Friedrich Vieweg und Sohn, 1862); Liebig, Die organische Chemie in ihrer Anwendung auf Agricultur und Physiologie, 4° ed. (Braunschweig: Verlag von Friedrich Vieweg und Sohn, 1842). Perr le critiche succesive di Liebeg, si vea William H. Brock, Justus von Liebig, the Chemical Gatekeeper (Cambridge: Cambridge University Press, 1997); per i suoi studi del 1851, Foster, Marx’s Ecology, 149.
  11. Senza dubbio, il presente articolo deve molto ai recenti studi sul pensiero ecologico di Marx, specialmente al libro e ai commenti di Foster. La mia analisi dei quaderni di appunti, peraltro, conferma la sua interpretazione.
  12. Gli estratto da Liebeg fatti da Marx negli anni Sessanta del XIX secolo sono ancora in preparazione sotto la supervisione di un gruppo di curatori giapponesi della MEGA2 guidato da Teinosuke Otani, il quale ha gentilmente sostenuto il mio progetto. Una volta completata la loro pubblicazione nella MEGA2 IV/18, saraà possibile affrontare tale problema in maniera più accurata.
  13. Michael Perelman, Marx’s Crises Theory: Scarcity, Labor, and Finance(New York: Praeger, 1987), 34–35. Unìaltra importante figura è naturalmente Thomas Robert Malthus, il quale presuppone anch’egli la validità della legge; si veda Foster, Marx’s Ecology, 142–44.
  14. David Ricardo, Principi di economia politica e dell’imposta. (Torino, UTET, 2006).
  15. MEGA2 IV/4, 62; James Anderson, A Calm Investigation of the Circumstances that Have Led to the Present Scarcity of Grain in Great Britain(Londra: John Cummins, 1801), 35–36.
  16. MEGA2 IV/9, 119; James Anderson, An Inquiry into the Causes that have hitherto retarded the Advancement of Agriculture in Europe (Edinburgo: Charles Elliot, 1779), 5.
  17. cf. Karl Marx e Frederick Engels, Collected Works, vol. 31 (New York: International Publishers, 1975), 372, 374.
  18. James F.W. Johnston, Notes on North America(Londra: William Blackwood and Sons, 1851).
  19. “North American Agriculture,”The Economist, n. 401, 3 maggio , 1851, 475.
  20. “Husbandry in North America,”The Economist, n. 404, 24 maggio, 1851, 559; enfasi nell’originale.
  21. “North American Agriculture,” 476.
  22. MEGA2 IV/8, 87.
  23. Ibid, 89. Passaggi tratti da Johnstono son per esempio: “In questo paese viene fatta un’obbiezione al drenaggio. Il costo di tale miglioramento, anche al tasso più conveniente, ossia 4/o 20 dollari l’acro è una larga proporzione del prezzo attuale della terra migliore in questo rico distretto di New York ovest“; “È chiaro che vi è anche grande abbondanza di terra, la quale, per poco lavoro e abilità, produrrebbe anno dopo anno, raccolti moderati”; “Alevamento da parte di capitalisit non ancora presente negli Stati Uniti. ‘… su larga scala l’agricoltura non è reditizia’. Oltre all’acquisto di una fattoria per uso proprio non c’è molto da fare con la terra, il suo affitto non è popolare e, di fatto, la condizione econommica del Nord America non è ancora tale da rendere tale modalità di gestione necessaria o desiderabile”. Si veda MEGA2 IV/8, 88–89.
  24. MEGA2 IV/8, 306–7; Morton,On the Nature and Property of Soils, 1° ed. (Londra: James Ridgway, Piccadilly, 1838), 140–41.
  25. Ibid. 306, 309, 311, 305; Morton,On the Nature and Property of Soils, 1° ed., 130, 209–10, 221, 129–30.
  26. Henry C. Carey, The Past, the Present, and the Future (Philadelphia: Carey & Hart, 1848), 304–5; per quanto riguarda il riciclo delle sostanze nutrienti, si veda Foster, Marx’s Ecology, 153.
  27. Carey, The Past, the Present, and the Future, 305–6.
  28. Carey, The Past, the Present, and the Future, 299.
  29. MEGA2 IV/8, 746; Carey, The Past, the Present, and the Future, 129
  30. MEGA2 IV/8, 744; Carey, The Past, the Present, and the Future, 48–49.
  31. cf. Perelman, Marx’s Crises Theory, 34.
  32. Marx e Engels, Collected Works, vol. 38, 425.
  33. Justus von Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4th ed. (Cambridge: John Owen, 1843), 33.L’humus è quella porzione della materia organica del suolo meglio decomposta e stabile (ossia non più soggeta a decomposizione) e è differente in chimica dai composti presenti nella materia originale. L’humus è noto oggi come chelante (apporta alle piante micronutrienti come lo zinco) e per possedere un’elevata carica negativa, che gli conferisce la capacità di trattenere un’alto numero di cationi (elementi con carica positiva come il calcio, il magnesio e il potassio) consentendo loro di venir conservati dal suolo, pur essendo ancora disponibile per l’assorbimento da parte della pianta.
  34. MEGA2 IV/9, 207; Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4°ed., 174.
  35. MEGA2 IV/9, 209; Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4° ed.,182.
  36. MEGA2 IV/9, 210; Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4° ed.,187; enfasi aggiunta.
  37. Marx riporta un passaggio in cui Liebeg descrive lo stato di esaurimento  delle terre nel new England, le quali hanno prodotto enormi quantità di grano e tabacco senza concimi, ma sono divenute improduttive, senza il ricorso a essi, dopo poco tempo (cf. MEGA2 IV/9, 202). Tuttavia, Liebeg sottolinea tale fatto solo al fine di convalidare il suo suporto a una “coltivazione razionale”, composta dal maggese, dalla rotazione delle colture e dai fertilizzanti chimici. Di fatto, Liebeg non esprieme nessun commento critico alla prassi agricola nella società moderna, la quale ha causato l’esurimento del suolo nel new England.
  38. Marx e Engels, Collected Works, vol. 38, 476.
  39. James F.W. Johnston, Lectures on Agricultural Chemistry and Geology, 2° ed. (Londra: William Blackwood and Sons, 1847); Catechism of Agricultural Chemistry and Geology, 23° ed. (Londra: William Blackwood and Sons, 1849).
  40. cf. Johnston, Lectures on Agricultural Chemistry and Geology, 855–56.
  41. MEGA2 IV/9, 382; Johnston, Catechism of Agricultural Chemistry and Geology, 44.
  42. MEGA2 IV/9, 299; Johnston,Lectures on Agricultural Chemistry and Geology, 545; enfasi nell’originale.
  43. MEGA2 IV/9, 380; Johnston, Catechism of Agricultural Chemistry and Geology, 38.
  44. MEGA2 IV/9, 381; Johnston, Catechism of Agricultural Chemistry and Geology, 39.
  45. Secondo Ricardo, anche se l’incremento della produttività agricola, attraverso i concimi e il miglioramento degli strumenti, è possibile, la “naturale tendenza dei profitti a cadere” può solo essere “controllata a intervalli ripetuti” da tali contromisure.
  46. Marx e Engels,Collected Works, vol. 42, 227.
  47. Marx era al corrente del crescente interesse di Liebeg riguardo al riciclo dei minerali per il bene della fertilità delle terre nel 1860 come scrive in Herr Vogt: “Libeg giustamente critica lo spreco insensato che priv il Tamgi della sua purezza e il suolo inglese del suo concime” (Marx e Engels,Collected Works, vol. 17, 243). Marx potrebbe aver tratto quest’informazione dall’articolo di Liebeg per The Times (23 dicembre, 1859). Come evidenziato da Brock (Justus von Liebig, the Chemical Gatekeeper, 259), questo articolo nela quale Liebeg si occupa della “questione della depurazione nelle città” ebbe larga difusione all’epoca. Tuttavia Marx non integra immediatamente tali intuizioni  di Liebeg nei suoi manoscritti economici. Perelman ipotizza che Marx sia divenuto più “pessimista” circa la produzione agricola mentre scriveva i Manoscritti del 1861-63. Sempre a detta di Perelman (Marx’s Crises Theory, 36–40), tale pessimismo e dovuto alla carstia del cotone del 1862 e alle dificoltà personali di Marx durante la crisi. In tale contesto è importante segnalare che Marx nel 1863 trae delle annotazioni da Über Theorie und Praxis in der Landwirthschaft di Liebeg, nel quale quest’ultimo inizia a enfatizzare più chiaramente il pericolo di esaurimento del suolo. Così parrevve plausibile quando Foster sostiene che Marx cambia il suo punto di vista “a causa di due sviluppi storici del suo tempo: (1) il difuso senso di crisi dell’agricoltura sia in Europa che in Nord America… ; (2) un cambiamento nel lavoro di Liebeg negli ultimi anni Cinquanta e nei primi anni Sesanta del XIX secolo (“Marx’s Theory of Metabolic Rift: Classical Foundations for Environmental Sociology,”American Journal of Sociology, 105, no.2 [1999]: 376). Tengo a precisare, però, che l’impatto di Über Theorie und Praxis su Marx è solo parziale poiché Liebeg rimane ancora abbastanza ottimista sul’agricoltura moderna. Per adesso, cerco di esaminare la questione da un altro punto di vista, sottolineando gli sviluppi metodologici dell’economia politica di Marx nell’analizzare gli intreci di “forma” e “materiale”. Solo dopo aver afferrato la dinamica trasformazione del mondo materiale attraverso la dettermianzione della forma da parte del capitale, Marx è in grado di integrar con successo la critica di Liebeg all’esaurimento dei suoli nel Capitale.
  48. IISG, Marx-Engels-Nachlaß, Sign. B 106, 30; Justus von Liebig, “Einleitung,” in Die Chemie in ihrer Anwendung auf Agricultur und Physiologie, 7° ed. (Braunschweig: Verlag von Friedrich Vieweg und Sohn, 1862), 1–156, 141.
  49. IISG, Marx-Engels-Nachlaß, Sign. B 106, 30–31; Liebig, “Einleitung,” 142.
  50. MEGA2 IV/9, 193; Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4th ed., 118; enfasi aggiunta.
  51. Liebig, “Einleitung,” 106; enfasi aggiunta. Questa modifica si verifica effettivamente nella quinta edizione tedesca (1843), il che indica che Liebig all’epoca ha già cominciato a sviluppare la sua visione critica.
  52. Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4° ed., 118.
  53. IISG,Marx-Engels-Nachlaß, Sign. B 106, 55; Liebig, “Einleitung,” 124; enfasi di Marx; per la prevenzione di Marx rispetto ai resoconti di viaggio, cf. Marx a Engels, February 13, 1866, Collected Works, vol. 42, 227.
  54. MEGA2 II/4.3, 239, 712; James F.W. Johnston, Notes on North America: Agricultural, Economical, and Social, 2 vol. (Londra: William Blackwood and Sons, 1851), 47. L’espressione di Marx “sistema di esaurimento in Nord America” si trova nel suo “Notizen zur Differentialrente” creato nel 1868. Trasmette chiaramente l’intenzione di Mrx di leggere Notes on North Americaas di Johnston, una fonte diretta circa il “sistema di esaurimento”. L’editore di MEGA2 II/4.3, Carl-Ehrlich Vollgraf, riproduce molte parti degli estratti di Marx da Johnston del 1865, e farò quì riferimento alle sue pagine.
  55. MEGA2 II/4.3, 712; Johnston, Notes on North America, 54.
  56. MEGA2 II/4.3, 712; Johnston, Notes on North America, 54.
  57. Marx, Il capitale, vol. 3, (Torino, Einaudi, 1975), Johnston,Notes on North America, 54.
  58. Marx, Il capitale, vol. 3, 1045.
  59. Ibid., 1052.
  60. IISG, Marx-Engels-Nachlaß, Sign. B 106, 54; Liebig, “Einleitung,” 123.
  61. Marx, Il capitale, vol.1, 618.
  62. Fred Magdoff e Harold van Es, Building Soils for Better Crops (Sustainable Agriculture Research and Education Program, 2010), http://sare.org.
  63. cf. MEGA2 IV/9, 187; Liebig, Chemistry in its Application to Agriculture and Physiology, 4th ed., 95–96.
  64. Liebig, “Einleitung,” 121.
  65. Brett Clark e John Bellamy Foster, “Ecological Imperialism and the Global Metabolic Rift: Unequal Exchange and the Guano/Nitrates Trade,”International Journal of Comparative Sociology 50, no. 3–4 (2009): 311–34.
  66. Foster,Marx’s Ecology, 163.
  67. Dopo essersi impadronito pienamente della teoria di Liebeg  Il capitale di Marx la applica allo stato di esaurmento delle terre in Irlanda, stato dovuto all’esportazione dei suoi prodotti agricol in Inghilterra, si veda Marx, Il capitale, vol. 1.
  68.  Ricardo, Principi di economia politica e dell’imposta.
  69. Marx, Il capitale, vol. 3, 1093, enfasi aggiunta.
  70. Marx, Il capitale, vol. 3, 178.
  71. Marx, Il capitale, vol. 3, 1092.
  72. cf. Marx e Engels, Collected Works, vol. 34, 246.
  73. cf. Burkett, Marx and Nature, chapter 11.

Kohei Saito è dottorando in filosofia presso l’Università Humboldt, Berlino. È anche  membro del gruppo giapponese di curatori della MEGA, attualmente sta lavorando al Volume IV / 18.

Link all’articol ooriginale in inglese Monthly Review

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