Tredici a due: i bolscevichi di Pietrogrado discutono le Tesi di aprile

‘Tutto il potere ai Soviet!’, parte quarta

di Lars T. Lih

Si veda anche, in calce a questo stesso post, l’appendice Le Tesi di aprile: i bolscevichi mettono le cose in chiaro’.

Ovunque e in ogni momento, quotidianamente, dobbiamo mostrare alle masse che sin quando il vlast non sarà trasferito nelle mani del Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, non vi sarà speranza di una conclusione a breve della guerra, né possibilità alcuna per la realizzazione del loro programma. – Sergei Bagdatev così spiegava le sue apprensioni circa le Tesi di aprile di Lenin nel corso della Conferenza di aprile del partito bolscevico.

In quasi tutti i resoconti delle attività del partito bolscevico, nella primavera del 1917, si troverà una frase che afferma quanto segue: le Tesi di aprile di Lenin risultarono a tal punto scioccanti per i membri del partito che, nel corso di una riunione del Comitato di Pietrogrado tenutasi l’8 aprile, vennero respinte con un voto di tredici a due (e un astenuto). Un episodio al quale viene dedicata niente più che una singola frase, ma una frase che, anche solo presa di per sé, costituisce certamente un pugno nello stomaco. Tredici a due! – I bolscevichi dovevano essere rimasti davvero scandalizzati dal nuovo e radicale approccio di Lenin.

Il potere di una buona storia non dovrebbe essere sottovalutato. L’aneddoto sul voto di tredici a due, dopo il rientro di Lenin, si può collocare a giusto titolo accanto a quello sulla presunta “censura” delle sue Lettere da lontano prima del suo ritorno in Russia. Lo statuto di questi due aneddoti quali fatti indiscussi, probabilmente, conferisce alla consueta narrazione del riarmo più sostegno di qualsiasi seria argomentazione. Precedentemente, in questa serie di testi, prendendo in esame l’episodio delle Lettere di Lenin, ho dimostrato come si tratti di un “documento volubile”, che cambia dunque aspetto laddove messo in questione. Nel caso ora in esame, un aneddoto in precedenza a supporto della narrazione del “riarmo”, secondo cui le Tesi di aprile costituivano una rottura radicale rispetto a una prospettiva bolscevica di lunga data, supporta ora una narrazione per così dire “pienamente armata”.

In questo post, volgeremo la nostra attenzione verso gli altri principali pilastri aneddotici della narrazione del “riarmo”. Di fatto, è possibile affermare che il voto di tredici a due è l’unica solida evidenza fattuale a dimostrazione di un ampio, e totale, rigetto delle Tesi di aprile da parte dei membri del partito. Il problema e che – ad un attento esame – questa solida evidenza si scioglie come neve al sole. La nostra conoscenza del dibattito deriva da un insieme di minute, alquanto confuse, pubblicate per la prima volta nel 1927. Per quanto mi è dato di sapere, tali minute non sono mai state sottoposte, da parte di nessuno, a uno scrutinio dettagliato a seguito della loro prima pubblicazione. Nel momento in cui mi sono imbarcato in una simile impresa, mi sono ben presto accorto che qualcosa non funzionava nel resoconto corrente.

Il voto di tredici a due implica che solo in due supportavano le Tesi – ma quando guardiamo alle osservazioni dei sei che presero la parola durante la discussione del comitato, scopriamo che quattro di loro non avevano altro che elogi per il testo in questione. Gli altri due oratori (uno dei quali presenziava come ospite senza diritto di voto) erano preoccupati dalle possibili implicazioni di alcune delle Tesi, le quali, a loro modo di vedere, avrebbero potuto creare difficoltà nella pratica agitatoria. Persino questi due intervenuti, d’altro canto, riservavano parole calorose riguardo alle Tesi nel loro complesso.

Secondo le minute pubblicate nel 1927, il voto di tredici a due ruotava intorno alla questione dell’accettazione delle Tesi “nel loro complesso” [v tselom vse]. Poiché tutti i partecipanti misero in chiaro il proprio appoggio complessivo alle Tesi, il voto del comitato non può essere interpretato come un rigetto in blocco delle stesse. Semmai, esso indica come le riserve di alcuni membri del compitato impedissero a quest’ultimo di esprimere un sostegno categorico.

Questi aspetti di quella votazione non sono l’unica ragione per cui il dibattito all’interno del Comitato di Pietrogrado indebolisce, anziché puntellare, la tradizionale narrazione del “riarmo”. Sulla base di quest’ultima, la resistenza alle Tesi di aprile viene letta come resistenza all’idea stessa di rovesciare il Governo provvisorio, rimpiazzandolo col potere del soviet. Eppure, il membro del comitato che manifestò maggiore perplessità  circa le Tesi di Lenin fu Sergei Bagdatev, un bolscevico talmente impaziente di conferire il poter al soviet da essere duramente bacchettato, da Lenin stesso e dal Comitato centrale, per aver lanciato lo slogan “abbasso il Governo provvisorio” durante le manifestazioni antigovernative svoltesi alla fine di aprile.

Come illustrato dall’epigrafe a questo articolo, Bagdatev affermava il proprio sostegno al potere del soviet al fine di spiegare i suoi dubbi riguardo alle Tesi. Sia durante la riunione del comitato di Pietrogrado che nel corso delle conferenze del partito, tenutesi sempre in aprile, Bagdatev sottolineò come egli parlasse in veste di praktik, ovverosia, come qualcuno direttamente interessato a cosa funzionava, e cosa invece no, quando ci si rivolgeva alla base bolscevica: “mi reco ai raduni e ascolto attentamente la voce delle masse, sono quindi giunto a una conclusione si ciò che dobbiamo chiedere al Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, più precisamente al Governo provvisorio tramite il Soviet dei deputati degli operai e dei soldati” [1].

Almeno uno storico ha notato che Bagdatev non interpretava il ruolo assegnatogli nella narrazione del riarmo. Nella sua biografia di Lenin, Tony Cliff così scrive a proposito di questo episodio:

Bagdatev, l’estremista di sinistra segretario del Comitato bolscevico delle officine Putilov… poteva dire: “Il rapporto di Kamenev, nel complesso, ha anticipato la mia posizione. Ritengo inoltre che la rivoluzione democratica borghese non sia finita e la risoluzione di Kamenev e per me accettabile… penso che il compagno Lenin abbia respinto troppo presto il punto di vista del vecchio bolscevismo”.

Allo stesso tempo [Bagdatev] mostrava il proprio radicalismo affermando: “Ovunque e in ogni momento, quotidianamente, dobbiamo mostrare alle masse che sin quando il potere non sarà trasferito nelle mani del Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, non vi sarà speranza di una conclusione a breve della guerra, né possibilità alcuna per la realizzazione del loro programma”.

Un pensiero decisamente confuso! [2]

A Cliff va reso merito di aver notato un’anomalia, ossia l’esistenza della prova che l’interpretazione consueta è difficile da accettare. Sfortunatamente, invece di considerare la possibilità che tale narrazione sia confusa, Cliff semplicemente dà per scontato che sia l’attivista bolscevico di lunga data a essere confuso. Come avremo modo di vedere, Bagdatev era tutt’altro che confuso: le sue perplessità circa le Tesi di aprile erano accorte e puntuali.

Continua a leggere “Tredici a due: i bolscevichi di Pietrogrado discutono le Tesi di aprile”

Annunci