La divisione sessuale del lavoro alle origini del dominio maschile: una prospettiva marxista

di Christophe Darmangeat

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Engels, a sinistra, con Marx e le tre figlie di quest’ultimo, Laura , Eleanor e Jenny

Di tutti i temi trattati da Engels, ormai centotrenta anni fa, nell’Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, quello dell’oppressione delle donne è senza alcun dubbio tra quelli ancora oggi più carichi di implicazioni. Le femministe più coerenti, in effetti, hanno sempre ritenuto di doversi appoggiare su una chiara comprensione delle cause e dei meccanismi di ciò contro cui lottavano. Ora, dopo la redazione dell’opera di Engels, le conoscenze allora ancora balbettanti circa le società primitive e la preistoria sono avanzate a passi da gigante, rendendo effimeri non pochi sviluppi. Col presente scritto, dunque, ci si propone di indicare lungo quali assi andrebbero aggiornate le argomentazioni marxiste riguardo questa tematica, alla luce delle scoperte accumulatesi da allora (1).

Le posizioni marxiste tradizionali

Nel corso della seconda metà del XIX secolo, nel momento in cui l’archeologia e, ancor più l’antropologia, iniziavano a malapena a costituirsi in quanto scienze, una serie di indizi concordanti militavano a favore del’idea secondo la quale il dominio maschile non era sempre esistito. Johann Jacob Bachofen (1861), mobilitando al contempo l’analisi dei miti degli antichi greci e alcuni elementi archeologici, giungeva alla conclusione che, prima delle epoche storiche, note per il regno indiscusso del sesso maschile, le società greche – e al di là di queste, tutte le società umane – avevano attraversato un lungo periodo segnato dal «diritto materno». Era diffusa anche la convinzione secondo la quale tale matriarcato primitivo, prima di venir rovesciato dagli uomini, fosse culminato in una forma suprema e militarizzata, il cosiddetto amazzonato.

Simili tesi suscitarono un clamore considerevole; ebbero un eco particolare presso Lewis Morgan, specialista degli Irochesi. L’organizzazione sociale di questi indiani del nordest degli Stati Uniti era notoriamente caratterizzata dall’esistenza di clan matrilineari, nonché dalla posizione elevata ricoperta dalle donne. Oltre ad una grande autonomia in materia coniugale (esse potevano separarsi dal marito come meglio credevano, semplicemente ponendo la sua roba alla porta), le irochesi detenevano un forte potere economico, possedendo le abitazioni e gestendo le scorte di grano della tribù, e le loro rappresentanti potevano destituire dei capi maschi. Fatto rarissimo, la compensazione da versare in caso di omicidio era superiore laddove la vittima fosse donna. In breve, gli irochesi costituivano una confutazione vivente dell’idea in base alla quale, nelle società primitive, le donne venivano trattate come semi-schiave e parevano illustrare a meraviglia il matriarcato teorizzato da Bachofen.

Nel suo schema generale dell’evoluzione sociale, Morgan (2013) vedeva nella matrilinearità una caratteristica universale delle società degli esordi della «barbarie» (oggi noi diremmo Neolitico). Coniugata ad una struttura economica che si presumeva egalitaria, si riteneva avesse garantito alle donne una posizione favorevole, sino a quando nel corso dell’età dei metalli non si svilupparono contemporaneamente la proprietà privata, le ineguaglianze materiali e il dominio maschile.

Questi lavori, la cui prospettiva evoluzionista derivava da una conoscenza enciclopedica del materiale allora disponibile, susciteranno gli entusiasmi di Marx ed Engels. Agli occhi di questi ultimi, rappresentavano l’opera scientifica più compiuta del loro tempo. A seguito della morte di Marx, sarà Engels, nel 1884, a popolarizzarne le tesi principali con l’opera che sarebbe divenuta il riferimento di generazioni di marxisti sul soggetto: L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.

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