Il proletariato e il suo alleato: la logica dell’‘egemonia bolscevica’

‘Tutto il potere ai soviet!’, parte seconda

di Lars T. Lih

I bolscevichi erano essenzialmente preparati, sulla base dei loro precedenti punti di vista, ad affrontare le sfide del 1917? Per rispondere a questo interrogativo è necessario, innanzitutto, giungere ad una piena comprensione della strategia politica del vecchio bolscevismo. Una strategia politica che, per ritenersi coerente, doveva rispondere a due quesiti fondamentali:

  1. Quali sono le forze motrici della rivoluzione in Russia – vale a dire, quali classi della società russa sarebbero in grado di determinare il corso della rivoluzione, quali sono i loro interessi e grado di organizzazione, in che modo queste classi si scontrerebbero e interagirebbero?
  2. Quali sono le prospettive dell’imminente rivoluzione – ovvero, in quali risultati progressisti possono ragionevolmente sperare i socialisti e quali, invece, è improbabile si ottengano?
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Karl Kautsky

Alla fine del 1906, Karl Kautsky pubblicava un articolo col quale rispondeva proprio a tali interrogativi, come evidente sin dal titolo: “Le forze motrici e le prospettive della rivoluzione russa”. Un’analisi, quella di Kautsky, accolta  dall’ala sinistra della socialdemocrazia russa con grande entusiasmo e approvazione senza riserve. Lenin e Trotsky si fecero carico entrambi di una traduzione russa, oltre a dedicargli commenti lusinghieri, così come fece Iosif Stalin per un’edizione georgiana. A proposito dell’articolo di Kautsky, Lenin scriveva: “è la più brillante conferma del principio fondamentale del bolscevismo… L’analisi di Kautsky ci soddisfa pienamente”. Nel suo commento, Trotsky equiparava fermamente il punto di vista di Kautsky con quello che egli stesso aveva espresso in Bilanci e prospettive, la sua classica esposizione del concetto di “rivoluzione permanente”: “Non ho ragione alcuna per respingere anche una sola delle posizioni formulate nell’articolo di Kautsky che ho tradotto, poiché lo svilupparsi del nostro pensiero in questi due testi e identico”. Ancora, in una lettera privata a Kautsky del 1908, a proposito dell’articolo di quest’ultimo, così si esprimeva Trotsky: “è la migliore esposizione teorica dei miei punti di vista, ed è per me fonte di grandi soddisfazioni”.

Persino dopo il 1917, l’articolo di kautsky del 1906 veniva ricordato come una classica esposizione della tattica bolscevica, sebbene ormai più con sdegno che dispiacere per la sua apparente rinuncia a tali punti di vista. Nel suo La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, scritto nel tardo 1918, Lenin accusava Kautsky di occultare il suo precedente sostegno alle tattiche bolsceviche. Trotsky, senza dubbio, aveva in mente questo stesso articolo quando, nel 1922, scriveva che Kautsky aveva, a suo tempo, pubblicato “un’impietosa confutazione del menscevismo e, dunque, una piena difesa teorica delle susseguenti tattiche politiche dei bolscevichi”. Ancora, Stalin scelse il commento da lui scritto all’articolo di Kautsky come testo di apertura del secondo volume delle proprie opere complete, e il suo orgoglio per l’appoggio al bolscevismo espresso da una simile ed eminente autorità non manca di farsi notare [1].

In questa seconda puntata della mia serie “Tutto il potere ai soviet!” mi propongo di documentare la strategia politica del vecchio bolscevismo utilizzando l’articolo di Kautsky, nonché i commenti su di esso forniti dai “socialdemocratici rivoluzionari” russi. Ho inoltre provveduto ad una recente traduzione della parte finale dell’articolo in questione [la traduzione italiana viene qui proposta in calce, n.d.t.], nel quale (come notato da Trotsky) “Kautsky espone le conclusioni tattiche basilari derivanti dalla sua analisi”.

Kautsky intitolò questa sezione finale “Il proletariato e il suo alleato”. Lenin prese in prestito le stesse parole per il titolo di uno dei suoi due commenti e io, a mia volta, le ho prese in prestito dal leader bolscevico. Parole che rivelano il nocciolo della strategia politica del vecchio bolscevismo: il rapporto tra il proletariato russo socialista e i contadini. Dopo a rivoluzione del 1905, i bolscevichi riassumevano la propria strategia politica classificandola come “egemonia”, termine col quale intendevano il ruolo di guida assegnato al proletariato e al suo partito, nel contesto della comune lotta rivoluzionaria di operai e contadini.

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Lenin, disegno di Isaak Brodsky

Dato che il termine “egemonia” assume svariati significati a seconda dei diversi contesti, il testo di Kautsky ha il vantaggio di aiutarci a cogliere la logica sottostante allo scenario dell’egemonia, al riparo da particolari formulazioni polemiche. Sia Lenin che Stalin stabilirono una connessione diretta tra l’articolo in questione ed il precedente libro del primo Due tattiche della socialdemocrazia; entrambi affermavano che la formula leniniana della “dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini” seguiva la logica dell’argomentazione di Kautsky. Lenin, tuttavia, sottolineava che “per noi, è ovvio, non è importante questa o quella formulazione data dai bolscevichi alla loro tattica, ma la sostanza di questa tattica, confermata interamente da Kautsky”. Da parte sua, Trotsky evidenziava nel suo commento che mentre Kautsky “parla assai raramente di materialismo dialettico, egli ne usa il metodo in modo eccellente laddove analizza i rapporti sociali”.

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Leon Trotsky

Kautsky scrisse il suo articolo nel 1906 in risposta a interrogativi posti da Georgy Plekhanov riguardanti dispute tattiche all’interno della socialdemocrazia russa. Le risposte del primo vennero immediatamente colte dall’ala sinistra del partito russo come una schiacciante difesa della sua strategia. Questi commenti da parte russa aumentano il valore di questo serie di materiali. La questione per noi, circa il 1917, non è, in primo luogo, “come Lenin stesso intendeva il vecchio bolscevismo”, bensì “come lo intendevano altri attivisti bolscevichi di spicco”. Lo stesso Stalin è una figura chiave nelle controversie sull’impatto delle Tesi di aprile, visto e considerato il suo ruolo ai vertici dei bolscevichi di Pietrogrado nel marzo 1917. Le discussioni riguardo tali questioni, inoltre, danno per scontata l”esistenza di un abisso tra il vecchio bolscevismo e la “rivoluzione permanente” di Trotsky, eppure sia quest’ultimo che Lenin aderivano, senza cavilli di sorta, alla posizione di Kautsky. Sostegno reciproco che ci consente di concentrarci sulla vistosa sovrapposizione tra punti di vista di Lenin e Trotsky, anziché sulle differenze relativamente minori.

In definitiva, lo scritto di Kautsky “Le forze motrici” e i commenti russi ad esso formano un insieme di materiali relativamente compatto, in buona parte reperibile (anche se è deplorevole la mancanza di una versione del fondamentale articolo di Kautsky facilmente accessibile online) [2]. Qui Esporrò il dipanarsi dell’argomentazione di Kautsky in modo tale da farne emergere la logica sottostante (laddove non specificato tutte le citazioni sono tratte dal testo in questione e dai commenti russi). In chiusura del saggio, un breve sguardo di insieme al 1917 e oltre.

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Le origini dello slogan “socialismo o barbarie” di Rosa Luxemburg

Una traduzione in italiano di un articolo di Ian Angus, curatore del sito Climate & Capitalism, nel quale si fa un tentativo di tracciare l’origine dello slogan di Rosa Luxemburg “socialismo o barbarie”

Gli storici hanno fornito svariate spiegazioni, nessuna delle quali realmente convincente.

Sulle tracce di un importante slogan socialista fino alla sua inaspettata fonte.

di Ian Angus

Sono convinto di aver risolto un piccolo enigma della storia socialista.

Il motto di Climate & capitalism, “eco-socialismo o barbarie: non esiste una terza via”, è basato sullo slogan “socialismo o barbarie” promosso con grande impatto da Rosa Luxemburg durante la Prima guerra mondiale e la successiva rivoluzione tedesca, in seguito adottato da moti socialisti.

Rosa Luxemburg

L’enigma è questo: da dove viene tale concetto?
Il resoconto della stessa Luxemburg non è soddisfacente, così come non lo sono i tentativi compiuti dagli studiosi di sinistra di spiegare (o giustificare) la confusione della sua spiegazione.

L’idea dell’umanità posta difronte alla scelta fra la vittoria del socialismo e la fine della civiltà venne lanciata dalla Luxemburg, per la prima volta volta, in un vigoroso pamphlet contro la guerra scritto in prigione nel 1915. La crisi della socialdemocrazia, meglio conosciuto come Juniusbroschüre, dallo pseudonimo Junius cui ricorreva la rivoluzionaria tedesca per evitare conseguenze giudiziarie, giocò un ruolo chiave nell’educare ed organizzare l’opposizione rivoluzionaria di sinistra ai vertici del Partito socialdemocratico tedesco schierati a favore della guerra.

La Luxemburg attribuisce il concetto a uno dei fondatori del socialismo moderno:

“Friedrich Engels una volta disse: `La società borghese si trova ad un bivio, o la transizione al socialismo o la regressione alla barbarie.´… Finora tutti, probabilmente, abbiamo lette e ripetute queste parole senza rifletterci, non sospettando la loro spaventosa serietà. … Oggi ci troviamo di fronte la scelta preconizzata con esattezza da Engels nella precedente generazione: o il trionfo dell’imperialismo e il collasso di ogni civilizzazione come nell’antica Roma, e dunque spopolamento, desolazione, degenerazione – un enorme cimitero. Oppure la vittoria del socialismo, il che significa la cosciente e attiva lotta del proletariato internazionale contro l’imperialismo ed i suoi metodi di guerra.”

Qui sta il problema: nonostante accurate ricerche tra i suoi scritti, sia pubblicati che inediti, nessuno ha trovato le parole che si suppone Engels abbia usato. Allora che cosa è accaduto?

Friedrich Engels

Per prima cosa dobbiamo notare che la traduzione inglese pone inesattamente tra virgolette la frase che la Luxemburg attribuisce a Engels. Queste virgolette non compaiono nel testo in tedesco, cosa che indica che non si tratta di una citazione diretta, dunque non possiamo aspettarci di ritrovare queste esatte parole in Engels. Ciò è ancor più vero se si tiene conto del fatto che la Luxemburg scriveva in carcere, quindi con un accesso limitato a testi socialisti, per cui vanno messi in conto gli errori di memoria.

Tenendo a mente questi fatti diamo un occhiata alle ipotesi avanzate da tre studiosi circa i passaggi che la Luxemburg avrebbe potuto avere in mente nell’attribuire a Engels la frase “La società borghese si trova ad un bivio, o la transizione al socialismo o la regressione alla barbarie.”

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