L’incredibile diversità delle forme di famiglia

Una conversazione con Christophe Darmangeat

intervista di Elsa Collonges

Dottore in scienze economiche e docente all’università Paris Diderot, Christophe Darmangeat è autore di importanti studi di antropologia marxista. Nell’epoca del matrimonio per tutti e delle mobilitazioni reazionarie dei suoi oppositori, è utile sollecitare un chiarimento sulle forme assunte dalla famiglia, dal matrimonio e dalla parentela nel corso della storia.

Gli oppositori al matrimonio per tutti presentano la famiglia costituita da un padre, una madre e dai figli come il solo modello possibile. Esistono o sono esistite società funzionanti sulla base di altre organizzazioni della famiglia?

Tutte le società hanno avuto la tendenza a legittimare le proprie istituzioni sostenendo come fossero le uniche conformi alle leggi imperative della Natura e di Dio. In realtà, quando si osservano le differenti tipologie di famiglia presenti sul pianeta, colpisce soprattutto l’incredibile varietà di forme che gli esseri umani hanno potuto immaginare al fine di vivere insieme e allevare i figli. L’unica costante, sino all’avvento del capitalismo, è una profonda divisione sessuale del lavoro. Gli uomini e le donne occupano ruoli economici complementari – il che non significa per forza uguali – ovunque la forma corrente di famiglia includa persone dei due sessi. Ma a partire da ciò, l’immaginazione umana è stata di una fertilità senza limiti, sia per quanto concerne le relazioni sessuali sia per quanto riguarda i legami di filiazione. Ad esempio, per i loro primogeniti, i Samo del Burkina dissociavano la paternità biologica da quella sociale. Il padre sociale, marito della madre, non era il procreatore. Questo fatto era noto a tutti; semplicemente si evitava di nominarlo in presenza del marito, salvo che per recargli offesa. E ancora, in India, presso i Toda, i quali praticavano la poliandria (1), il padre ufficiale di un bambino era colui che per ultimo aveva compiuto la cerimonia appropriata, e ciò anche quand’era  ormai deceduto da anni. L’etnologia, dunque, pullula di esempi l’uno più sorprendente dell’altro. Gli antropologi benpensanti hanno sempre cercato di negare tale diversità sostenendo che si trattasse di variazioni dell’eterna famiglia nucleare. Si tratta di una frode. Come tutto ciò che è umano, la famiglia – assieme ad alcuni sentimenti ad essa spesso associati, come la gelosia – non è «naturale». È una costruzione sociale, eminentemente variabile.

Il matrimonio è un’istituzione comune all’insieme di tutte le società?

Il matrimonio è un’istituzione pressoché universale… ma non proprio del tutto. Un popolo della Cina, spesso presentato a torto come matriarcale, i Na, ignorava tanto il concetto di matrimonio quanto quello di paternità. Le donne avevano degli amanti cosiddetti «visitatori» i quali passavano con loro solo la notte. I bambini venivano allevati dalla madre e dagli zii materni. Altrove il matrimonio ha potuto rivestire tutte le forme possibili. Famiglie monogame, poligame, poliandriche, ristrette, allargate (2), divorzio facile o interdetto, adulterio ammesso o punito con la morte, si trova assolutamente di tutto! Talvolta, il matrimonio non riguardava che due individui, talvolta era questione di complesse strategie. A volte si svolgeva senza troppe formalità, altre volte era condizionato a ingenti pagamenti, o della donna all’uomo (dote) o dell’uomo ai parenti della sua futura sposa («il prezzo della sposa»). In breve, se ci poniamo sulla scala dell’intera umanità, non è chiaramente esistito «uno», bensì numerosi significati sociali attribuiti al matrimonio. Nella nostra società, coloro che convivono liberamente hanno dimostrato da tempo come per vivere insieme tra adulti consenzienti (quale che ne sia il sesso) si possa fare a meno del sindaco e del prete senza che il cielo cada in testa a nessuno.

Continua a leggere “L’incredibile diversità delle forme di famiglia”

Annunci