Da Naxalbari al Chhattisgarh

Mezzo secolo di maoismo in India

di Sumanta Banerjee

Sumanta Banerjee (suman5ban@yahoo.com), commentatore politico e collaboratore di lunga data di Economic & Political Weekly, è noto soprattutto per il suo libro In the Wake of Naxalbari: a History of the Naxalite Movement in India (1980).

Sebbene il movimento naxalita/maoista continui ad assillare lo stato indiano, il suo futuro non è assicurato, poiché la strategia rivoluzionaria di Mao, concepita per la Cina del periodo 1920-40, non è più applicabile all’India attuale. Il movimento, tuttavia, ha agito involontariamente come catalizzatore di riforme progressiste nell’India rurale. Una strategia rivoluzionaria post-maoista, tuttavia, non sembra essere all’ordine del giorno.

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Nel maggio del 1967 un’insurrezione contadina in un oscuro angolo della punta nordorientale del Bengala occidentale, noto come Naxalbari, innescò un movimento che avrebbe continuato ad ossessionare lo stato indiano nei cinquant’anni successivi. Sebbene la rivolta venisse schiacciata dalla polizia nel giro di pochi mesi, niente sarebbe più stato come prima in India. Le braci ardenti sotto i corpi di coloro che vennero cremati (i manifestanti contadini uccisi dalla polizia, ancor’oggi venerati come martiri nella storiografia del movimento naxalita) hanno esteso l’incendio ad altre aree del paese. Alcuni anni dopo, un poeta hindi, originario dell’India settentrionale, così esprimeva il clima di solidarietà evocato dal nome Naxalbari:

… Questa semplice parola di quattro sillabe

Non è solo il nome di un villaggio,

Bensì il nome dell’intero paese. (1)

Il diffondersi del messaggio da questo villaggio alle altre parti del paese nel corso dell’ultimo mezzo secolo solleva alcune questioni socioeconomiche e politiche basilari:

(i) la lotta armata naxalita/maoista ha costituito il più longevo movimento rivoluzionario nella storia della resistenza contadina in India. Il sostegno di cui gode può essere attribuito alla persistenza delle rivendicazioni dei poveri delle aree rurali, in particolare i dalit ed i cosiddetti tribali, che il Partito comunista d’India (maoista) [PCI (maoista)] è stato in grado di mobilitare in un movimento contro lo stato; (ii) la risposta dello stato indiano alle loro istanze è sempre consistita nel seguire la vecchia politica coloniale, e militarista, di soppressione di qualsiasi protesta da parte dei contadini in ogni parte dell’India – che si tratti della resistenza armata a guida maoista nell’Andhra Pradesh, nello Chhattisgarh o persino delle dimostrazioni nonviolente organizzate da coloro che sono stati espulsi dalle proprie case, in conseguenza di progetti come la diga Sardar Sarovar nel Gujarat, o l’acciaieria POSCO nell’Odisha; (iii) la necessità di un’autoanalisi tra i vertici e i seguaci del PCI (maoista) riguardo la loro strategia e tattica, nonché circa la direzione futura del movimento.

Può essere utile, a tal proposito, ricostruire in breve la traiettoria del movimento naxalita durante gli ultimi cinquant’anni.

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