Libri da tradurre: Edward J. Hughes, Proust, Class and Nation

Edward J. Hughes, Proust, Class and Nation, Oxford University Press, Oxford e New York, 2012.

recensione di Hans G. Despain

9780199609864I sette volumi del capolavoro letterario di Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, vengono tipicamente interpretati come del tutto scevri da forti simpatie nei confronti della classe lavoratrice. Anzi, il Narratore e principale personaggio del romanzo è di solito inteso quale acritico e privilegiato membro dell’alta borghesia, per di più con aspirazioni aristocratiche. La sua politica, dunque, viene in genere considerata conservatrice e ostile rispetto a quella radicale. Nel suo nuovo libro, Proust, Class and Nation, Edward J. Hughes analizza tale interpretazione conservatrice dello scrittore francese.

Come suggerito dal titolo, l’obiettivo primario di Hughes è la “centralità” e il ruolo della classe e del nazionalismo nel romanzo di Proust (17). Una frequente critica rivolta a Proust è quella secondo la quale “i luoghi intensamente conflittuali, sia politicamente che culturalmente” della Francia del primo Novecento “mutano in una celebrazione, la quale si vorrebbe apolitica, del fascino della vita nelle piccole cittadine francesi, vista attraverso il prisma [alto-borghese] della memoria del Narratore” (34). Secondo l’argomentazione di Hughes, Proust è ben lungi, in effetti esattamente all’opposto, dall’essere apolitico. Interpretare Proust semplicemente come un conservatore, o persino borghese, significa misconoscere la struttura politica del romanzo.

Hughes afferma che l’intento politico del romanzo è consentire “all’eredità politica sia dei conservatori che dei radicali di essere posta in discussione” (268). Il romanzo di Proust, quindi, articola profondi e antagonistici rapporti di classe con l’ascesa sociale del’egemonia borghese nel corso della Terza repubblica francese (16). “Il narratore di Proust giunge a mostrare quanto i limiti di classe siano paradossalmente fragili e soggetti al mutamento” (45) Una parodistica logica da scambio di merci guida essenzialmente molte delle interazioni tra i personaggi di Proust, una sorta di motivo social-istituzionale incorporato (94-5). Il romanzo di Proust è attraversato da una latente, e onnipresente, lotta di classe, appena al di sotto della superficie; una lotta di classe in continua negoziazione sociale nelle interazioni fra ogni singolo individuo.

Il posizionamento sociale borghese e privilegiato del narratore non dovrebbe necessariamente essere inteso come un adesione ai valori e all’etica borghese. Infatti Hughes dimostra come il narratore confermi un detto affatto materialista storico: “tutto dipende dall’esistenza di ciascuno nella storia, dall’appartenenza a una classe sociale” (85). Un punto cruciale del testo consiste nel dimostrare, attraverso lo sviluppo di centinaia di personaggi e cammei di varie personalità, che la classe sociale è la base delle credenze, delle motivazioni e delle azioni. Tuttavia, ciò non significa che la classe sociale sia deterministica. Tutt’altro, gli individui dispongono di un certo grado di autonomia.

Risuona forte l’eco del “18 brumaio di Luigi Bonaparte” di Marx. L’autonomia individuale consente agli agenti proustiani di fare la propria storia, ma non in circostanze storiche da loro stessi scelte. Queste ultime, così come quelle politiche, preesistono agli individui. I personaggi proustiani illustrano tali vincoli strutturali e la persistente possibilità dell’autonomia personale. Essi dimostrano come pochissimi individui siano riflesso di circostanze storiche e del loro grado di determinazione delle credenze, delle motivazioni e delle azioni.

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