Il carattere della Rivoluzione russa: il Trotsky del 1917 contro quello del 1924

‘Tutto il potere ai Soviet!’, parte sesta

Si veda anche, in calce a questo stesso post, l’appendice ‘Il carattere della Rivoluzione russa’ di Leon Trotsky (1917).

di Lars T. Lih

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Lev (Leon) Trotsky

Nell’aprile del 1917, Georgii Plekhanov – venerando esponente della socialdemocrazia russa, ma in quel momento confinato nell’ala “difensista” dello spettro socialista – scriveva una coppia di articoli che, per una via inaspettata e sorprendente, sono divenuti la base dell’odierna narrazione del “riarmo” dei bolscevichi durante la rivoluzione. In questi articoli, Plekhanov formulava le seguenti asserzioni:

  1. Nelle sue Tesi di aprile, Lenin proclamava il carattere socialista della Rivoluzione russa.
  2. Così facendo, Lenin sottovalutava la natura arretrata della società russa.
  3. La nuova posizione assunta da Lenin costituiva un’esplicita rottura rispetto all’ortodossia marxista da lui stesso propugnata in precedenza.
  4. Affermare il carattere socialista della Rivoluzione russa rappresentava una necessità logica per chiunque sostenesse il trasferimento del vlast (l’autorità politica sovrana) ai soviet.
  5. Il riconoscimento della natura democratica-borghese della rivoluzione implicava logicamente il sostegno al  Governo provvisorio.

Queste cinque proposizioni sono ortodossia assolutamente incontrovertibile per la maggioranza degli autori, tanto accademici quanto militanti, che si occupano di Rivoluzione russa. Curiosamente, tuttavia, lo stesso Lenin respinse ognuna di queste affermazioni.

In un articolo rivolto contro Plekhanov, pubblicato sulla Pravda il 21 aprile, Lenin sottolineava che “se i piccoli proprietari costituiscono la maggioranza della popolazione e se non esistono le condizioni oggettive per il socialismo, come può la maggioranza della popolazione dichiararsi a favore del socialismo?! Chi può dire e chi dice di introdurre il socialismo contro la volontà della maggioranza?!”. Fatto cruciale, Lenin asseriva che la via verso il potere al soviet era cionondimeno dettata dalla natura democratica della rivoluzione: “Com’è allora possibile , senza tradire la democrazia, pur intesa alla maniera di Miliukov, pronunciarsi contro la «conquista del vlast politico» da parte della «massa lavoratrice russa»?” (Si veda il quinto post di questa serie, “‘Una questione fondamentale: le glosse di Lenin alle Tesi di aprile’”).

Lenin non era il solo bolscevico di spicco a dare addosso a Plekhanov. Nell’agosto del 1917, Lev Trotsky dedicava un articolo alla demolizione della “sociologia plekhanovita”. Secondo Trotsky, l’argomentazione di Plekhanov veniva utilizzata dai menscevichi e dai socialisti rivoluzionari come debole scusa per il rifiuto di sostenere il potere del soviet: essendo questa una rivoluzione democratica, dobbiamo forse garantire ai partiti borghesi una maggioranza di governo in alcun modo giustificata dal loro effettivo sostegno popolare. O, come riassumeva sarcasticamente Trotsky “il vero motto dei socialisti  rivoluzionari e dei menscevichi”: “Al diavolo la democrazia! Lunga vita alla sociologia plekhanovita!”.

Poiché sia Lenin che Trotsky si presero la briga di confutare Plekhanov, dobbiamo chiederci: in quale modo la caricatura della loro posizione fatta da quest’ultimo ha finito per risultare così accurata e incontrovertibile? La risposta è semplice: nel 1924, Trotsky compiva un voltafaccia, finendo per sostenere saldamente la “sociologia plekhanovita”. Nel suo breve volume Le lezioni d’ottobre, martellava sull’affermazione secondo la quale chiunque avesse definito la rivoluzione come “democratica-borghese” si trovava logicamente impossibilitato a sostenere la via del potere al soviet. Così – in maniera abbastanza sorprendente – Plekhanov, canalizzato da Trotsky (1924), poneva le basi per l’odierna ortodossia del “riarmo del partito”.

Le lezioni d’ottobre apparve per la prima volta come saggio introduttivo a un edizione in due volumi di discorsi, articoli e altri scritti di Trotsky risalenti al 1917 e ai primi del 1918. Sebbene tali scritti siano una miniera di materiali circa il dramma politico in questione, non sono a conoscenza di alcuna analisi approfondita che li riguardi (e ciò include le principali biografie, ovvero quelle di Isaac Deutscher, Tony Cliff e Pierre Broué) [1]. Sto lavorando a un esame su larga scala di questo materiale, e il presente post può considerarsi come un’anticipazione di tale sforzo più ampio. Per quanto in questo breve saggio mi concentri su un solo articolo, posso confermare che l’argomentazione di Trotsky in esso formulata è del tutto coerente con le sue altre dichiarazioni del 1917.

I testi dei pertinenti articoli di Lenin e Plekhanov sono disponibili in appendice alla parte quinta di questa serie. In calce al presente post viene data una nuova traduzione dell’articolo di Trotsky del 1917 intitolato “Il carattere della Rivoluzione russa”. Dopo aver fornito un commento a quest’ultimo testo, rivolgerò la mia attenzione al Trotsky del 1924 al fine di documentarne il drammatico cambio di posizione. In tal modo, il lettore interessato sarà pienamente in grado di giudicare la validità della mia interpretazione.

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‘Una questione fondamentale’: le glosse di Lenin alle Tesi di aprile

‘Tutto il potere ai Soviet!’, parte quinta

di Lars T. Lih

Si veda anche, in calce a questo stesso post, l’appendice ‘Lenin respinge un travisamento delle Tesi di aprile’.

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Lenin nel 1920, disegno di Isaak Brodsky

Nell’aprile del 1917 Lenin sfornava articoli per la Pravda con una cadenza sbalorditiva. Uno di questi articoli, “Una questione fondamentale”, venne scritto il 20 aprile e pubblicato il giorno seguente. Un testo che successivamente avrebbe trovato il proprio posto nelle Opere complete di Lenin, dov’è oggi facilmente reperibile. Non si tratta in alcun modo di un documento misconosciuto o da riportare alla luce – e tuttavia, nel contesto di un nuovo sguardo agli eventi della primavera 1917, “Una questione fondamentale” appare come un documento notevole e rivelatore. Pertanto, l’ho ritradotto di recente e ho provveduto a fornirne un commento.

Ufficialmente, questo articolo costituiva una controreplica a una critica delle Tesi di aprile, ad opera di Georgy Plekhanov, pubblicata il 20 aprile (una traduzione dell’articolo di Plekhanov si può trovare in appendice). In realtà, Lenin era meno interessato a confutare Plekhanov che a rassicurare i praktiki bolscevichi (gli attivisti di medio livello che compivano il lavoro pratico del partito). Sergei Bagdatev era appunto un praktik bolscevico, nonché un ardente sostenitore del potere al soviet; nella parte quarta di questa serie di post, abbiamo visto come egli esprimesse il timore che alcuni aspetti delle Tesi di Lenin potessero ostacolare la via all’instaurazione del potere del soviet. La sua preoccupazione di fondo riguardava le basi di classe della rivoluzione in corso: Lenin stava davvero affermando che non erano necessari i contadini come alleati, come sottinteso dalle Tesi di aprile e da svariati altri commenti? In “Una questione fondamentale”, Lenin rispondeva con enfasi a tale preoccupazione: no, non era ciò che intendeva, non lo era nel modo più assoluto.

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