Libri da tradurre: Robert Brenner, Merchants and Revolution: Commercial Change, Political Conflict and London’s Overseas Traders, 1550–1653

La Rivoluzione inglese e la transizione dal feudalesimo al capitalismo

di Brian Manning

Tratto da International Socialism 2:63, estate 1994.

Robert Brenner, Merchants and Revolution: Commercial Change, Political Conflict and London’s Overseas Traders, 1550–1653, Verso, 2003

brenner-cf5674bd25d97b2fd7281f8d78ccf776Il primo grande dibattito sulla transizione dal feudalesimo al capitalismo ha avuto inizio con la pubblicazione, nel 1946, di Studies in the Development of Capitalism di Maurice Dobb [1], mentre il secondo è stato innescato dall’articolo di Robert Brenner, Agrarian Class Structure and Economic Development in Pre-Industrial Europe, pubblicato su Past And Present (1976) [2].  Dibattiti che forniscono ai marxisti un quadro all’interno del quale interpretare il periodo della Rivoluzione inglese, dal 1640 al 1660. In  questo senso, il nuovo importante libro di Robert Brenner costituisce un contributo prezioso. Esso si occupa del ruolo svolto dai mercanti londinesi nella rivoluzione, tuttavia, una postfazione di 78 pagine inquadra il soggetto del volume nel contesto di un’interpretazione più generale della rivoluzione.

Nel 1961, Valerie Pearl ha compiuto il primo dettagliato tentativo per documentare le Posizioni assunte dai mercanti londinesi durante la Rivoluzione inglese. Scoprendo, in tal modo, che buona parte dei principali mercanti delle grandi compagnie impegnate nel commercio oltremare erano realisti, laddove i sostenitori del parlamento erano “mercanti di medio livello”, “… senza dubbio benestanti, ma non certo gli uomini più ricchi della città”, “… mercanti di rilievo ma non ai vertici delle compagnie commerciali” [3]. Brenner ha portato avanti ulteriormente tale ricerca in un articolo del 1973, di fatto l’embrione del presente libro [4].

Un serio problema, nell’analisi degli schieramenti, è rappresentato dal fatto che anche tra i gruppi per i quali si dispone di una buona documentazione, come la gentry e i mercanti, il numero di coloro sui quali non si hanno informazioni, rispetto al loro posizionamento durante la guerra civile, è consistente. Brenner ha esaminato 274 membri dell’élite dei mercanti londinesi, ma per circa la metà di essi non vi sono prove su quale fazione abbiano sostenuto, un fatto da tenere presente quando si traggono delle conclusioni. Dei 130 mercanti riconducibili ai partiti, 78 erano realisti, 43 parlamentaristi e nove tenevano una posizione mutevole. Scremando verticalmente questi dati, Brenner ha riscontrato che i mercanti ai vertici delle compagnie del Levante e delle Indie Orientali, i quali detenevano il controllo della città prima della rivoluzione, erano prevalentemente realisti, mentre i cosiddetti  Merchant Adventurers, oramai in una posizione meno predominante rispetto al XVI secolo, erano grosso modo ugualmente distribuiti [5].

Indipendentemente l’uno dall’altro, Robert Brenner e Keith Lindley hanno analizzato i firmatari londinesi delle petizioni dei partiti nel 1641-2, raggiungendo in linea di massima le stesse conclusioni. L’ampio resoconto di Lindley mostra che i cittadini realisti erano “uomini di ricchezza e condizione superiore, la tradizionale classe dirigente della città… “. I mercanti con l’estero erano tanto fra i realisti quanto tra i parlamentaristi. Il tipico parlamentarista “era il commerciante domestico più modestamente prospero, con la propria casa e bottega, talvolta con qualche proprietà in un’altra città, impegnato nella vendita al dettaglio di tessuti e altri beni”. Egli era un cittadino agiato ma “generalmente meno prospero, ben introdotto e potente” del tipico realista. “Era questo genere di cittadino londinese, il quale lavorava con altri militanti nella propria chiesa, rione e associazione commerciale, e pronto ad esercitare un’influenza radicale sugli affari della città e del regno, a fornire gran parte del dinamismo della Rivoluzione inglese” [6].

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